mercoledì 11 novembre 2009

50 anni con l'Uganda





Carissimi,
sabato 21 novembre Medici con l'Africa CUAMM di Padova
festeggerà il 50^ anniversario di impegno in Uganda.
In questo paese anche la nostra associazione ha sostenuto diversi progetti ( Naggalama Hospital, Riabilitazione West Nile ,Università di Nkozi, ospedale di Angal).
L'appuntamento è per le ore 16.30 presso il Centro Congressi del Santuario della Madonna Addolorata dei Padri
Oblati, in Corso Europa 228 a Rho (MI) e l'iniziativa è aperta a tutti gli interessati.
La serata si concluderà con un concerto Gospel alle ore 21.00
Per ulteriori informazioni andate sul sito : www.mediciconlafrica.org

Buona giornata.
Elisabetta Ruckstuhl
Medici con l'Africa Como Onlus

martedì 10 novembre 2009

Angelo Moratti

Il presidente della Grande Inter che ha cambiato il calcio.


lunedì 9 novembre 2009

INTERvallo

domenica 8 novembre 2009

L'Angelo

Centenario della nascita di Angelo Moratti, presidente della Grande Inter.


giovedì 5 novembre 2009

Incredibile Inter: 2-1 Rimontona sulla Dinamo

A Kiev nei cinque minuti finali trasforma una sconfitta in tre punti che la lanciano in testa al girone: segnano Milito e Sneijder. La svolta nel secondo tempo, con il cambio di modulo: tante occasioni sbagliate, poi il successo negli assalti finali. Non vinceva in Europa dal 22 ottobre 2008

MILANO, 4 novembre 2009 - Cinque minuti che possono cambiarti la vita. L'Inter passa da una sconfitta che la metteva spalle al muro a una vittoria che la lancia in testa al girone, con tutte altre prospettive. Sotto 1-0, José Mourinho fa un'iniezione di mentalità vincente, rischiando tutto già a inizio secondo tempo, e poi mettendoci un ulteriore carico quando passa a una difesa a tre con Zanetti-Lucio-Maicon. L'Inter perde senso logico e guadagna in furia atletica: è questa che la porta ad una rimonta meritata in tutto il secondo tempo, e concretizzata solo dal 41'. Sneijder prima pesca Milito in area per l'1-1, poi spinge in rete una palla che non voleva entrare, con respinte di Bogush su Muntari e Milito. L'all-in di Mourinho paga, in cinque minuti cambiano le prospettive, forse anche la storia europea dell'Inter.
Cambio di modulo — Inizialmente Mourinho ritrova la sua formazione, l'undici titolare pensato in estate per vincere il mal di Europa dei nerazzurri: c'è Sneijder a ispirare la coppia d'attacco Eto'o-Milito: non si combinerà granché per 45'. L'olandese dimostra subito di non essere in campo con i cerotti (con un tiro fuori di poco), risulta spesso pericoloso, sembra avere qualche pausa nella corsa, ma paradossalmente cresce molto nel secondo tempo. Ripresa che è un vero e proprio monologo, con occasioni a ripetizione, incredibilmente fallite. Se nel primo tempo la Dinamo aveva chiuso tutti gli spazi, il nuovo assetto con il 4-2-3-1, con Balotelli ed Eto'o larghi, mette in crisi la Dinamo, che regge l'urto solo per qualche errore sottoporta della squadra di Mourinho. Balotelli, Eto'o più volte, Samuel arrivano vicinissimi all'1-1, ma la palla sembra non voler entrare. Fino alla volata finale, quando i "nuovi", i meno soggetti alla maledizione europea dei nerazzurri, firmano la folle vittoria.
Cambio di prospettive — Folle ma decisiva: la striscia di otto partite senza vittorie si ferma (è il primo trionfo dal 22 ottobre 2008, 1-0 all'Anorthosis), complice il pareggio fra Rubin e Barcellona i nerazzurri si piazzano primi nel girone, ed ora possono andare a Barcellona con l'acqua molto meno alla gola.
I migliori — Nonostante tutto, il migliore è un difensore: Lucio è immenso nelle chiusure, nel dare la carica, nel vincere tutti gli uno contro uno, quando un mezzo errore significava prendere gol, per assenza di aiuti dai compagni. Poi c'è Sneijder: arriva reduce da uno stiramento e al gelo fa una gara coraggiosa e di sostanza: c'è lui nei gol della rimonta. Ottimo l'impatto anche di Thiago Motta, oltre alla freddezza del Principe Milito. Sono i nuovi acquisti a portare l'Inter oltre la maledizione europea.
Crollo dinamo — La Dinamo esce infuriata. Temperature altissime fra i tifosi, e la febbre suina non c'entra. Sheva li aveva illusi, i difensori Khacheridi e Almeida avevano retto per quasi tutta la gara. E sono quindici: l'aria di derby esalta Shevchenko, che trova il gol numero 15 contro i nerazzurri. Stavolta c'è la sfortunata collaborazione di Cambiasso, che devia il suo tiro di controbalzo (passaggio di Milevskiy): ne esce una parabola che supera Julio Cesar e sblocca il risultato. Per un po' sembra bastare, poi il crollo, sotto i colpi interisti.


martedì 3 novembre 2009

I miei criticano le mie reazioni più degli insulti razzisti

Fonte: Corriere.it

Balotelli: «Il calcio per me è sfogo e divertimento È bellissimo farlo davanti a tanta gente»

CONCESIO (Brescia) — Una notte di pas­sione calcistica (due gol, un rigore procura­to, un assist per Eto’o contro il Palermo) e di febbre alta. Che non è passata nemmeno in un venerdì di lotta strenua con il termo­metro, nella sua bella casa di Concesio, ap­pena fuori Brescia. Giornata difficile per Mario Balotelli, pensando a Livorno (doma­ni, dove non ci sarà, salvo prodigiosi recu­peri) e a Kiev, ma simpatica, parlando poco di pallone e molto della sua storia di ragaz­zo al centro del mondo, a 19 anni. Uno che è abituato da sempre ad andare di fretta.


Mario, le dediche sono banali. Ma quel­lo che ha fatto contro il Palermo ne meri­ta una...
«I due gol sono prima di tutto per la mia famiglia e poi per Anthony, il mio più caro amico. Mia mamma, mio papà, i miei fratel­li e mia sorella sono la cosa più importante che ho avuto e che ho. Mi fido soltanto di loro. Nessuno si deve mai permettere di cri­ticare la mia famiglia. Tutto qui».

Concesio è il suo «buen ritiro». Ci va spesso?
«Appena posso. Qui a Brescia mi sento più tranquillo; magari non è comodissimo per arrivare da Appiano, dopo gli allena­menti, però è un posto bellissimo, perché c’è la mia famiglia».

È vero che genitori e fratelli sono seve­ri con lei, ma che lei li ascolta poco?
«Io sono testardo, però so che quello che mi dicono, me lo dicono per il mio bene. Prima non sono d’accordo e m’incavolo un po’. Poi alla fine, capisco che hanno ragio­ne loro».

È vero che le piacciono i bambini?
«Moltissimo e non da ora; spero di aver­ne tanti, perché sono bellissimi».

Chi sono i suoi amici?
«Ne ho nel calcio, e penso a Paloschi, con il quale gioco nella Under 21 e a Bia­biany, che era con me nella «Primavera» dell’Inter e con il quale sono rimasto in con­tatto.
E poi Martina e Viotti, che giocano nel Brescia. Poi ci sono quelli che non gioca­no a pallone. Anthony è un tipo ecceziona­le, proprio una bella persona; è come un fra­tello, anche se ogni tanto è severo con me. Capita che quando siamo in giro alla sera, mi porta a casa, perché dice: domani ti devi allenare, tu sei un giocatore. E io alla fine gli do retta».

C’è anche un cane che abbaia...
«Volevo prenderne uno. Ma i miei han­no detto: se proprio lo vuoi, prendilo alme­no in un canile. Ci sono andato, ne ho guar­dati tanti, ma non mi piaceva nessuno. Fin­ché ho visto un labrador di un mese e l’ho preso. Adesso lo cura soprattutto mia mam­ma, perché io fra allenamenti e partite non ho molto tempo».

Parliamo di pallone: che cos’è per lei il calcio?
«È uno sfogo, ma è soprattutto un diver­timento. Giocare davanti a tanta gente è magnifico».

Quand’è che ha capito di poter arrivare a giocare in serie A?
«Lo dicevo quando già avevo sei anni. Mia mamma non ci credeva, ma è stata co­stretta a convincersi. Presto hanno comin­ciato a cercarmi in tanti, alla fine è arrivata l’Inter».

Non ha mai pensato a dedicarsi ad un altro sport? In fondo, se avesse fatto atle­tica, visto che lei un po’ assomiglia nel fi­sico e nel modo di correre a Bolt, non avrebbe avuto a che fare con gli arbitri e non avrebbe dovuto dividere i successi con i compagni di squadra...
«Ho fatto atletica e anche ginnastica, ma poi ho scelto il calcio. Mi è sempre piaciuta la kickboxe, magari un giorno la farò an­che. E un giorno mi piacerebbe molto cono­scere Bolt».

Che cos’è per lei il gol?
«Una grande gioia, un attimo che ti rega­la una sensazione bellissima. Ma il massi­mo del calcio è il dribbling. Soltanto che si contano i gol».

Perché è in assoluto il giocatore italia­no che esulta meno quando fa gol?
«Io gioco in attacco; che cosa dovrebbe fare un attaccante, se non segnare? Mi sem­bra un fatto normale. La gioia la sento, ma mi resta dentro. Segnare a San Siro è una bella emozione, ma non mi sembra il caso di fare troppe scene. Purtroppo quest’an­no, ho mancato due gol clamorosi, contro Parma e Cagliari. Peccato, sono molto atten­to al conteggio dei gol».

Chi sono stati i giocatori dai quali in questi anni ha imparato di più?
«Ronaldo, quello brasiliano, non quello ex Manchester United, purtroppo non l’ho mai conosciuto, ma da piccolo, lo seguivo moltissimo in tv. Già lo studiavo quando era venuto all’Inter e io avevo sette anni. E poi c’è Ibrahimovic, ma non è vero che ho imparato da lui a tenere lontano il difenso­re, però posso farlo soltanto quando vengo schierato come attaccante centrale e non da esterno».

Sono passati quarant’anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna e venti dalla caduta del muro di Berlino, eppure in tanti van­no ancora allo stadio e invece di guardare una partita, si divertono con i buuh. Che cosa ne pensa?
«Che non è un problema mio, ma loro, anche se non è una bella sensazione. Così certe reazioni ci possono anche stare, come mi è capitato durante la partita con la Ro­ma di sei mesi fa. Peccato che quasi tutti abbiano rotto le scatole più a me che a quel­li che urlavano».

All’Inter come si sta?
«Sono molto contento dei miei compa­gni di squadra; però mi piacerebbe riuscire ad essere più sereno. Ho perso la spensiera­tezza di quando giocavo con la Primavera».

Moratti la definiva un «giocatore fanta­stico », quando era ancora lontano dalla prima squadra. Che persona è?
«Sono contento di avere un presidente così. Non credo che tutte le squadre ne ab­biano uno come lui. So che mi segue con molta attenzione; mi ha chiamato anche giovedì sera, per sapere come stavo».

Com’è il calcio visto da dentro?
«È un mondo pieno di opportunisti. Ti considerano fino a quando servi. I miei fra­telli mi hanno spiegato che è così dapper­tutto. Sarà...»

Si è molto parlato in questi giorni (e mesi) delle auto di Balotelli...
«Se è per questo mi piacciono anche i go-kart. L’auto è una sola, è una Mercedes e l’ho presa perché ho la passione della ve­locità ».

Reazioni in famiglia?
«Mia mamma ci è rimasta malissimo e mi ha detto: ma sei pazzo? I miei fratelli vo­levano che ne prendessi una meno poten­te. Però io volevo quella e quando mi met­to in testa una cosa è quella. Adesso mia mamma è preoccupata».

Un calciatore di 19 anni è molto corteg­giato dalle ragazze?
«La mia ragazza si chiama Carla».

Fabio Monti

lunedì 2 novembre 2009

In surplass con pensieri ucraini: Livorno Inter 0-2

Fonte: Quelli che l'Inter...


Nemmeno "Mago Merlino Cosmi", timoniere del Livorno, riesce a fermare la capolista nerazzurra che centra la quinta vittoria consecutiva in Campionato lasciando la prima inseguitrice a meno sette...la juve, se non erro!!!
Come anticipato in conferenza stampa, il "Mou" attua un mini-turnover, con la sorpresa del giovane Krhin dal primo minuto al posto dell'indisponibile Motta, nel centrocampo con Vieira, Muntari e Stankovic, in attacco rispolverato Mancini a far coppia col "Principe" Milito.
Abbastanza soporifero il primo atto dell'incontro dei Campioni d'Italia, complice, magari, anche la temperatura primaverile quest'oggi presente a Livorno e qualche altro pensiero che disturbava la concentrazione dei giocatori interisti.

Kiev? E già, ben altra temperatura e soprattutto ben altro avversario!
Fine del sopore nella ripresa, gli interpreti interisti sospendono lo standby di studio e pigiano lo start da squadra matura e cinica, complice anche l'ingresso in campo di Eto'o al posto del sufficiente Khrin che offre maggiore solidità al gioco d'attacco.
Un chirurgico tiro di Milito e la solita prepotente incursione di Maicon chiudono la partita con un perentorio 2-0 e con tre punti in cassa.
Per "il Principe" sette gol in nove incontri..principesco direi, quasi..."geniale"!
L'infortunio non lieve di Muntari, sottrae qualcosina a questo successo esterno, compensato,se vogliamo, dalla nuova confortante prestazione di Vieira che opziona, vista anche la possibile indisponibilità di Motta e Snaijder, una maglia da titolare per Kiev.
Kiev, Kiev!!! Gira e rigira e il discorso termina sempre alla fredda capitale ucraina, tappa fondamentale per il prosieguo in Champions della nostra Beneamata.
Attendiamo con fiducia e ottimismo.

venerdì 30 ottobre 2009

Inter vs Palermo 5 - 3, è vietato distrarsi!

Fonte: C'èSolol'Inter

Incredibili, mirabolanti emozioni al Meazza, dove dopo aver salutato ed accolto con affetto “l'Uomo Ragno” Walter Zenga, simbolo per tutti i tifosi Nerazzurri, l'Inter cosciente di poter allungare sulle inseguitrici, parte subito determinata a conquistare i tre punti e nel primo tempo mette al tappeto il Palermo segnando 4 reti, grazie ad uno straripante Balotelli.
Il Palermo non ci sta, nell'intervallo Zenga sprona i suoi, che reagiscono e segnano 3 goal in 18 minuti, rimettendo in discussione il risultato. Ci pensa Milito, al rientro dopo l'infortunio, a mettere il sigillo del definitivo 5 a 3, a chiudere una partita spettacolare, ma con diversi errori difensivi sia dall'una che dall'altra parte.

Il primo ed il secondo tempo sono state due partite completamente differenti, nella prima frazione di gioco l'Inter ha dominato il Palermo creando occasioni a raffica, tanto che il 4 a zero poteva anche stare stretto. Fuori StraordiMario, l'Inter si rilassa e nonostante nell'economia di una partita si possa verificare una percentuale fisiologica di errori, quelli commessi in fase difensiva dall'Inter, nella seconda frazione di gioco, sono “orrori” che hanno rischiato di compromettere un risultato già acquisito.

Va detto che la reazione Palermitana è stata veemente, volevamo gestire il rassicurante vantaggio, ma il loro 4-3-3 e la loro determinazione, ci hanno sorpresi. Senza Balotelli ed Eto'o, entrambi usciti per infortunio, abbiamo comunque trovato il giusto assetto con Milito unica punta ed un centrocampo più folto con l'innesto ed il ritorno in campo di Motta.

Il goal del 5 a 3 conclusivo, arriva dai piedi di Maicon, autore di una partita degna del suo nome, che si scrolla dalle spalle le critiche piovute nelle ultime partite, servendo a Milito un pallone facile facile, se ci si trova nel posto giusto e ci si muove nei tempi giusti. Milito torna e segna!

Balotelli ripete la prestazione di Genova, un primo tempo esaltante, due goal e un rigore netto procurato da una sua giocata in area, giocatore di qualità enormi, che mette tenerezza quando bisticcia con Eto'o per voler tirare il rigore, testardo come un bimbo.

L'Inter è una squadra per tifosi dal cuore forte, lo sappiamo bene, ma devo ammettere che, come Mourinho, anch'io mi sono arrabbiato sul goal del 4 a 3 che ha riaperto una partita considerata già chiusa e ci ha costretti a soffrire e a reagire in fretta per evitare una beffa, che sarebbe stata amarissima.

Non credo che l'approccio timido alla partita, da parte di Santon, subentrato ad un buon Chivu, si possa ritenere unica causa di un black-out difensivo durato una ventina di minuti. Le cause vanno ricercate nella capacità di rimanere concentrati anche con la partita saldamente in pugno, ricordando che nel calcio tutto è possibile e che 45 minuti sono un margine di tempo sufficiente a chiunque per ribaltare un risultato. Questo ci servirà sia come promemoria per mantenere alta l'attenzione, sia nei momenti più bui, quando tutto sembrerà perso ci ricorderemo di questo Palermo, della sua grinta e del suo coraggio, qualità trasmesse alla squadra da Walter Zenga!.


Inter vs Palermo non è stata solo una partita emozionante, ma è stata “la” partita n.400 per il vice-capitano Ivan Ramiro Cordoba, con la maglia dell'Inter, la partita n.300 per Deki Stankovic in Serie A e la presenza n.447 per il nostro Capitano, che di fatto diventa il secondo calciatore per numero di presenze, nella storia dell'Inter nel massimo Campionato.

Adesso concentrati verso Livorno, ultima tappa Italiana sulla strada che porta verso Kiev...

lunedì 26 ottobre 2009

Al tecnico viola il Premio Facchetti

Fonte: LaGazzettadelloSport.it

MILANO Cesare Prandelli ha vinto il Premio Internazionale Giacinto Facchetti-Il bello del calcio, giunto alla 4a edizione e istituito dalla Gazzetta dello Sport per ricordare il capitano dell' Inter, della Nazionale e presidente nerazzurro scomparso il 4 settembre 2006. Premiazione lunedì prossimo a Milano, in Sala Buzzati (ore 12), presso la sede della Gazzetta. Saranno presenti la famiglia Facchetti, Gianni Petrucci, presidente del Coni, Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, Maurizio Beretta, presidente della Lega Calcio, Massimo Moratti, presidente dell' Inter, e altre personalità del mondo sportivo. A Prandelli - scelto dalla giuria composta da Gianfelice Facchetti, Gianni Petrucci e Carlo Verdelli - saranno consegnati una scultura in bronzo di Stefano Pierotti e un assegno di 10 mila che il tecnico della Fiorentina devolverà alla Fondazione Umberto Veronesi. Nel 2006 è stato premiato Julio Gonzalez, giocatore paraguaiano del Vicenza vittima di un grave incidente stradale; nel 2007 Younes Mahmoud Khalef, capitano della nazionale irachena vincitrice della Coppa d' Asia; nel 2008 Paolo Maldini.

domenica 25 ottobre 2009

Ampia Sintesi Inter - Catania 2-1