Fonte: Inter Campus
Uganda
MILANO - Ci sono amori che non finiranno mai. E che in certi giorni ricordi solo un po' di più, che sempre.
"Ciao Peppino, uno di noi".
Giuseppe Prisco, nato a Milano il 10 dicembre 1921, di origini napoletane.
Interista dichiarato dal 1929, domenica di un derby (vinto) sul campo di via Goldoni.
I suoi amori: l'Inter, gli Alpini, l'avversario del Milan, l'avversario della Juve.
Ha vinto (a oggi): 11 scudetti, 4 coppe italia, 4 supercoppe italiane, 2 coppe dei campioni, 2 coppe intercontinentali, 3 coppe uefa.
Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
L'ASSEMBLEA GENERALE
proclama
Mercoledì, 03 Dicembre 2008
BRUXELLES - "Una realtà, non un progetto". Questo il commento che ha caratterizzato il successo ottenuto da "Petites Historias das Criancas", il film-documentario di Gabriele Salvatores, Fabio Scamoni e Guido Lazzarini proiettato, oggi nel secondo pomeriggio, al Parlamento Europeo. Oltre 150 invitati, per la maggioranza europarlamentari italiani e stranieri, hanno assistito alla terza 'uscita' della pellicola che racconta, sotto forma di piccola cronaca che diventa grande storia, le attività di Inter Campus nel mondo.
Dopo le serate dedicate a Roma e a Milano, l'iniziativa a Bruxelles, promossa dall'eurodeputato del Prc Vittorio Agnoletto, si è aperta con le parole di Massimo Moratti. "È un grande, grandissimo onore poter condividere con i rappresentanti dell'Europarlamento la nostra esperienza sociale con Inter Campus e il film, bellissimo, che la racconta". "Salvatores è interista - ha aggiunto il presidente nerazzurro -, ma soprattutto ha avuto l'intuizione artistica, mentre per noi, in questi dieci anni, abbiamo fatto una cosa semplice: metterci nei panni degli altri e capire che cosa succede ai bambini in situazione difficili. Il calcio ricco, terribile, certe volte stupido, consente però di fare queste cose e mi piace pensare che, fra dieci anni, questi stessi bambini dei quali viene raccontata una storia, un'esperienza di felicità, possano rivedersi attraverso questo film ed essere ancora più felici".
È la speranza di tutti, quella di Massimo Moratti, e l'obiettivo della realtà Inter Campus è proprio questo: il calcio, in verità, è solo un pretesto perché, come ha spiegato Francesco Toldo, anche lui presente alla proiezione di Bruxelles, "lo scopo non è certo quello di trovare il talento, il possibile nuovo campione; e solo l'Inter poteva sviluppare, con successo, quella che sembrava un'utopia ed è diventata una bellissima verità". Tanti i complimenti raccolti dai registi e dai rappresentanti dell'Inter e di Inter Campus presenti all'Europarlamento: per la qualità, altissima, del film-documentario e per la competenza degli operatori e istruttori che girano il mondo vestiti di nerazzurro per far giocare ed educare i bambini. "Mi ha toccato il cuore - ha spiegato Nelson Rivas, il secondo rappresentante della squadra presente a Bruxelles - perché so che cosa vuol dire essere un bambino in Colombia e so che cosa vuol dire operare in quella realtà, che è la mia realtà: conosco i pregi, conosco i rischi".
"Tutto il calcio deve un grazie, enorme, a Massimo Moratti e all'Inter, non solo per i successi calcistici, ma per la capacità di sviluppare una realtà che, chi ama veramente questo sport, si augura possa essere comun denominatore per tutti": le parole di Walter Gagg della Fifa lasciano il segno, confermano l'appluaso delle istituzioni calcistiche internazionali per Inter Campus. "È un progetto bellissimo, una realtà in continuo movimento - ha sottolineato William Gaillard, portavoce Uefa -. Non è vero che il calcio moderno ha sempre bisogno di soldi per emozionare. All'Inter, nella stagione del suo Centenario, possiamo solo augurare altri 100 anni di grandi successi sul campo e di valori intatti, come quelli che oggi ha presentato a tutti noi".
"Al Parlamento europeo lavoriamo in tanti per cercare soluzioni serene a problematiche sociali differenti e difficili, tante solo le idee e le proposte che vengono valutate e sviluppate, tanti i progetti che abbiamo promosso e che vogliamo promuovere. La felicità è che oggi, attraverso il film dedicato alle attività di Inter Campus, abbiamo visto una realtà, non un progetto".
scritto da Matteo Fagotto
Ancora una volta, per l'ennesima volta. Lo scorso fine settimana il leader dei ribelli ugandesi del Lord's Resistance Army, Joseph Kony, non si è presentato alla cerimonia per la firma degli accordi di pace che avrebbero posto fine a 22 anni di guerra tra il gruppo ribelle e l'esercito ugandese, facendo tornare indietro a mani vuote non solo la delegazione governativa, ma anche i notabili Acholi che abitano il nord dell'Uganda, la regione maggiormente devastata dalle violenze negli ultimi anni. Dopo l'ennesimo fallimento, il governo di Kampala si chiede se la prosecuzione delle trattative abbia ancora un senso.Anche stavolta, come nelle occasioni precedenti, Kony aveva assicurato, tramite i suoi intermediari, la sua presenza alla cerimonia, in programma nella città sudanese di Juba. Ma alla fine, come le volte precedenti, ha prevalso la paura. Per uscire dal proprio nascondiglio nella foresta congolese, il leader ribelle ha chiesto lo stralcio del mandato di cattura per crimini di guerra e contro l'umanità emesso dalla Corte Penale Internazionale dell'Aja, e che pende sulla sua testa. Nonostante gli accordi raggiunti in questo senso con il governo ugandese, infatti, la Cpi, a suo tempo invitata a investigare sui crimini compiuti dai ribelli proprio da Kampala, non ha finora accettato di bloccare il procedimento giudiziario nei confronti di Kony.
Tutto come prima allora? Non proprio. Stavolta, infatti, sarebbe avvenuto un fatto nuovo: Kony, stando alla sua versione dei fatti, avrebbe ricevuto un sms sul suo telefonino proveniente da un ufficiale dell'esercito ugandese, che lo minacciava di morte anche se avesse siglato la pace con il governo. Una versione a cui Frank Nyakairu, analista del conflitto ugandese, non crede. "I proclami di Kony hanno un solo fine. Far tornare a parlare di lui", spiega a PeaceReporter. "Ogni volta che vede l'attenzione mediatica calare, Kony se ne esce con qualche novità. Ma dubito delle sue reali intenzioni di pace".La visione di Nyakairu non è isolata. Da più parti ormai si levano voci che chiedono di risolvere la questione Kony una volta per tutte, liberando il nord Uganda dal rischio di una nuova guerra. A questo proposito, il governo ha annunciato che consulterà i leader della comunità Acholi per decidere il da farsi. Meglio proseguire con le iniziative di pace, visto che, dopotutto, sugli accordi raggiunti da entrambe le parti manca solo la firma finale, o scegliere la strada della guerra? La seconda opzione è difficilmente praticabile, considerando il fatto che, al momento, gli effettivi del Lra sono sparsi tra le regioni di confine di Uganda, Congo e Sudan, e che le azioni militari sono condotte principalmente al di fuori del territorio ugandese. Lo scorso mese, alcune associazioni locali per i diritti umani avevano denunciato la morte di più di 200 civili in poche settimane per mano dei ribelli. Da nazionale, il Lra è diventato insomma un problema regionale, che richiede la collaborazione degli stati vicini.