#PartitaPerlaPace
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lunedì 1 settembre 2014
mercoledì 4 settembre 2013
GIACINTO FACCHETTI, SEMPRE INSIEME A NOI
A sette anni dalla sua scomparsa, per non dimenticare mai la leggenda.
venerdì 23 agosto 2013
Good news per l'atletica ugandese.
Naturalmente vicino alla casa del Campione Olimpico e Mondiale Kiprotich a cui sarà intitolato il centro.
Leggi la notizia: http://www.newvision.co.ug/news/646377-national-high-altitude-center-works-due-next-year.html
martedì 20 agosto 2013
Stephen Kiprotich becomes 2013 Marathon Champ
2013, Moscow, Russia, IAAF Track and Field World Championship, Last year Stephen Kiprotich (UGA) became the Olympic champ and now he's the World Champion as well at 2:09:51, winning by 21 seconds over Lelisa Desisa (ETH)
giovedì 25 luglio 2013
Brasile, la morte del Dio pallone. di Darwin Pastorin
Fonte: Altropallone
Leggiamo questa storia con una profonda stretta nel cuore. Una storia che sembra uscita da un libro scritto male. Al villaggio Centro do Meio, comune Pio XII, stato del Maranhao, Nordest del Brasile, la zona del “sertao”, del terreno incoltivabile, una partita di calcio si è trasformata in un film dell’orrore.
Ecco i fatti: l’arbitro Otavio Joardao da Silva Cantanhede decreta l’espulsione di Josemir Santos Abreu. Costui, nervoso, dà una spinta al direttore di gara. La reazione di quest’ultimo? Prende un coltello e tira due fendenti al giocatore, che morirà in ospedale. Tre tifosi si rendono protagonisti di questa sequenza atroce nei confronti dell’arbitro: Luis Moraes Souza lo prende a legnate e lo ferisce con una bottiglia al volto; un certo Pirolo lo colpisce con una coltellata al collo; infine arriva Moares Souza, fratello di Luis, che gli taglia, con una falce, testa, braccia e gambe, e la testa viene esposta come macabro trofeo sopra un palo.
Una vicenda che ha lasciato il Brasile, la terra del futébol, senza parole. Perché il pallone, un semplice pallone, fatto anche di stracci, serviva per unire, per dare ai poveri la possibilità di un riscatto, nella finta sbilenca di Mané Garrincha c’era la rivoluzione, c’era la ribellione. Anche nei paesi devastati dalla siccità, dalla repressione dei latifondisti, un match di calcio rappresentava il momento della ripresa di una identità, l’ipotesi di un frammento di libertà: la bellezza estetica del gesto tecnico sostituiva la pietra dura del quotidiano, il sudore, la polvere.
Il Brasile delle idee è sceso in strada, e continua a farlo, anche ora che si sono spenti i riflettori sulla Seleçao e sulle altre nazionali della Confederations Cup, per chiedere meno pallone e più ospedali e più università. Nelle città di confine, il football ha perso la sua magia: a Pio XII è morto il dio pallone. Con i suoi riti e la sua accesa speranza.
Camilo José Cela ha narrato, in uno dei suoi “Undici racconti sul calcio“, di due arbitri che potrebbero finire impiccati per non aver letto Voltaire: la realtà (purtroppo) ha superato, di gran lunga, la finzione letteraria.
Ecco i fatti: l’arbitro Otavio Joardao da Silva Cantanhede decreta l’espulsione di Josemir Santos Abreu. Costui, nervoso, dà una spinta al direttore di gara. La reazione di quest’ultimo? Prende un coltello e tira due fendenti al giocatore, che morirà in ospedale. Tre tifosi si rendono protagonisti di questa sequenza atroce nei confronti dell’arbitro: Luis Moraes Souza lo prende a legnate e lo ferisce con una bottiglia al volto; un certo Pirolo lo colpisce con una coltellata al collo; infine arriva Moares Souza, fratello di Luis, che gli taglia, con una falce, testa, braccia e gambe, e la testa viene esposta come macabro trofeo sopra un palo.
Una vicenda che ha lasciato il Brasile, la terra del futébol, senza parole. Perché il pallone, un semplice pallone, fatto anche di stracci, serviva per unire, per dare ai poveri la possibilità di un riscatto, nella finta sbilenca di Mané Garrincha c’era la rivoluzione, c’era la ribellione. Anche nei paesi devastati dalla siccità, dalla repressione dei latifondisti, un match di calcio rappresentava il momento della ripresa di una identità, l’ipotesi di un frammento di libertà: la bellezza estetica del gesto tecnico sostituiva la pietra dura del quotidiano, il sudore, la polvere.
Il Brasile delle idee è sceso in strada, e continua a farlo, anche ora che si sono spenti i riflettori sulla Seleçao e sulle altre nazionali della Confederations Cup, per chiedere meno pallone e più ospedali e più università. Nelle città di confine, il football ha perso la sua magia: a Pio XII è morto il dio pallone. Con i suoi riti e la sua accesa speranza.
Camilo José Cela ha narrato, in uno dei suoi “Undici racconti sul calcio“, di due arbitri che potrebbero finire impiccati per non aver letto Voltaire: la realtà (purtroppo) ha superato, di gran lunga, la finzione letteraria.
sabato 6 luglio 2013
sabato 1 giugno 2013
17 giugno i Bindun a Cernobbio per Il Sorriso
…save the date!
Lunedì 17 giugno a Cernobbio arrivano i Bindun per un torneo di calcio di beneficenza a favore del Sorriso!
Chi sono i Bindun?
Una squadra di calcio guidata da Beppe Bergomi, che grazie ad eventi come questo si impegna da anni a raccogliere fondi da destinare a diverse finalità sociali.
Nel Palazzetto dello Sport di Via Perlasca a Cernobbio i Bindun sfideranno in un quadrangolare le squadre della Polizia, di Confindustria e dei Lyons a partire dalle 20.30…non prendete impegni per la serata!
Per i bambini fino a 10 anni ingresso gratuito, per tutti gli altri ingresso con offerta minima 5 euro: tutti destinati al Sorriso.
Le squadre hanno bisogno del vostro tifo e noi del vostro aiuto! Vi invitiamo quindi ad essere presenti il 17 giugno e a diffondere l’invito (e la locandina) a tutti i vostri conoscenti. Grazie fin da ora, non mancate!
giovedì 23 maggio 2013
domenica 2 giugno 2013 - INSIEME PER IL SOLE ONLUS
“BAR SPORT IN FESTA”
PROGRAMMA DELLA GIORNATA:
ORE 10,00 SFILATA VESPE D’EPOCA
Dopo aver effettuato un giro turistico per le vie del paese, i mezzi rimarranno in esposizione nello spazio interno del centro sportivo
ORE 12,30 GRIGLIATA
Dopo l’aperitivo sarà possibile pranzare con carne alla griglia previa prenotazione
ORE 16,00 QUADRANGOLARE FEMMINILE DI CALCIO A 5
Organizzato in collaborazione con l’associazione “IL SOLE ONLUS”. Madrina del torneo sarà SIRIA DE FAZIO del GF9.
Da sempre vicina alle cause benefiche, date permettendo, scenderà in campo anche la cantante LAURA BONO.
ORE 16,00 VESPE ELETTRICHE PEG-PEREGO
Per i più piccoli ci sarà la possibilità di guidare delle vespe elettriche messe a diposizione dalla PEG-PEREGO su percorsi appositamente creati
ORE 19,00 GRIGLIATA SERALE SU PRENOTAZIONE
ORE 20.30 MUSICA DAL VIVO
Presenta la serata MISS FRA
Anche alla sera sarà possibile mangiare carne alla griglia, sempre su prenotazione, accompagnata da birra e musica
N.B. Le grigliate, composte da 1 spiedino 1 cotechino 3 costine e 1 braciola, acqua e pane inclusi, avranno un costo di € 13,00 di cui € 1 verrà devoluto in beneficenza al progetto “Fiori che rinascono” attivo nella capitale etiope di Adis Abeba per la prevenzione e la cura degli abusi sui minori.
PER INFO E PRENOTAZIONI
BAR SPORT VIA ALDO MORO, 22 CENTRO SPORTIVO
SOTTO IL MONTE GIOVANNI XXIII
035791509
IN CASO DI PIOGGIA LA MANIFESTAZIONE SI SVOLGERA' REGOLARMENTE NELLA PARTE COPERTA DELLA STRUTTURA OSPITANTE
PROGRAMMA DELLA GIORNATA:
ORE 10,00 SFILATA VESPE D’EPOCA
Dopo aver effettuato un giro turistico per le vie del paese, i mezzi rimarranno in esposizione nello spazio interno del centro sportivo
ORE 12,30 GRIGLIATA
Dopo l’aperitivo sarà possibile pranzare con carne alla griglia previa prenotazione
ORE 16,00 QUADRANGOLARE FEMMINILE DI CALCIO A 5
Organizzato in collaborazione con l’associazione “IL SOLE ONLUS”. Madrina del torneo sarà SIRIA DE FAZIO del GF9.
Da sempre vicina alle cause benefiche, date permettendo, scenderà in campo anche la cantante LAURA BONO.
ORE 16,00 VESPE ELETTRICHE PEG-PEREGO
Per i più piccoli ci sarà la possibilità di guidare delle vespe elettriche messe a diposizione dalla PEG-PEREGO su percorsi appositamente creati
ORE 19,00 GRIGLIATA SERALE SU PRENOTAZIONE
ORE 20.30 MUSICA DAL VIVO
Presenta la serata MISS FRA
Anche alla sera sarà possibile mangiare carne alla griglia, sempre su prenotazione, accompagnata da birra e musica
N.B. Le grigliate, composte da 1 spiedino 1 cotechino 3 costine e 1 braciola, acqua e pane inclusi, avranno un costo di € 13,00 di cui € 1 verrà devoluto in beneficenza al progetto “Fiori che rinascono” attivo nella capitale etiope di Adis Abeba per la prevenzione e la cura degli abusi sui minori.
PER INFO E PRENOTAZIONI
BAR SPORT VIA ALDO MORO, 22 CENTRO SPORTIVO
SOTTO IL MONTE GIOVANNI XXIII
035791509
IN CASO DI PIOGGIA LA MANIFESTAZIONE SI SVOLGERA' REGOLARMENTE NELLA PARTE COPERTA DELLA STRUTTURA OSPITANTE
mercoledì 22 maggio 2013
GOLEADOR E PORTIERI IN CAMPO PER L’OSPEDALE AMICO
50 campioni per 50 anni: calcio, volley e basket all’asta per La Nostra Famiglia di Bosisio Parini.
Tocca ora alla serie A e B scendere in campo per 50 CAMPIONI X 50 ANNI DI BENE FATTO BENE, l’asta on-line con magliette ed oggetti di società sportive e cannonieri che La Nostra Famiglia ha realizzato per festeggiare i 50 anni di attività della sede di Bosisio Parini. Da venerdì 17 maggio fino alle 11.00 di lunedì 27 maggio sarà possibile acquistare le maglie di Pirlo, Vucinic, Cavani,Montolivo, Viviano, Ebagua su www.ospedaleamico.it.
Ma si può ancora fare un’offerta anche per le magliette del volley di Andrea Bari, campione d’Italia con Trento, delle ragazze di Conegliano in finale con Piacenza e di altri campioni e campionesse del volley.
E proprio mentre siamo nel pieno dei play-off di basket da giovedì 30 maggio a venerdì 7 giugno sarà possibile, sempre su www.ospedaleamico.it, avere le maglie di Cantù, Varese, Siena, Milano e Pesaro.
Il ricavato dell’iniziativa è finalizzato alla realizzazione dell’Ospedale amico, una struttura d’eccellenza a misura di bambino dedicata alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione dei disturbi del comportamento, del ritardo mentale, delle malattie genetiche e neuromuscolari con 182 posti letto, di cui 147 in ricovero ordinario e 35 per ricoveri in day-hospital, 55 aree per attività riabilitativa ad alta complessità, 12 ambulatori e 10 posti letto di comunità terapeutica.
L’iniziativa continuerà con altri sport per tutto il 2013, con grandi campioni, società e federazioni.
Info:
Giovanni Barbesino - Responsabile Raccolta Fondi - cell. 335 1859400
giovanni.barbesino@lanostrafamiglia.it
Tocca ora alla serie A e B scendere in campo per 50 CAMPIONI X 50 ANNI DI BENE FATTO BENE, l’asta on-line con magliette ed oggetti di società sportive e cannonieri che La Nostra Famiglia ha realizzato per festeggiare i 50 anni di attività della sede di Bosisio Parini. Da venerdì 17 maggio fino alle 11.00 di lunedì 27 maggio sarà possibile acquistare le maglie di Pirlo, Vucinic, Cavani,Montolivo, Viviano, Ebagua su www.ospedaleamico.it.
Ma si può ancora fare un’offerta anche per le magliette del volley di Andrea Bari, campione d’Italia con Trento, delle ragazze di Conegliano in finale con Piacenza e di altri campioni e campionesse del volley.
E proprio mentre siamo nel pieno dei play-off di basket da giovedì 30 maggio a venerdì 7 giugno sarà possibile, sempre su www.ospedaleamico.it, avere le maglie di Cantù, Varese, Siena, Milano e Pesaro.
Il ricavato dell’iniziativa è finalizzato alla realizzazione dell’Ospedale amico, una struttura d’eccellenza a misura di bambino dedicata alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione dei disturbi del comportamento, del ritardo mentale, delle malattie genetiche e neuromuscolari con 182 posti letto, di cui 147 in ricovero ordinario e 35 per ricoveri in day-hospital, 55 aree per attività riabilitativa ad alta complessità, 12 ambulatori e 10 posti letto di comunità terapeutica.
L’iniziativa continuerà con altri sport per tutto il 2013, con grandi campioni, società e federazioni.
Info:
Giovanni Barbesino - Responsabile Raccolta Fondi - cell. 335 1859400
giovanni.barbesino@lanostrafamiglia.it
giovedì 11 aprile 2013
venerdì 4 gennaio 2013
Pro Patria-Milan, cori razzisti e i rossoneri se ne vanno
Ci sono cose che vanno al di là del tifo calcistico e la scelta del Milan ci pare da rispettare ed apprezzare.
VIDEO: PRO PATRIA-MILAN SOSPESA
FOTO: I GIOCATORI LASCIANO IL CAMPO / LA RABBIA DI BOATENG
Fonte: Repubblica.it
BUSTO ARSIZIO - Doveva essere l'amichevole degli esperimenti a centrocampo del Milan in un bellissimo pomeriggio di sole, con le Alpi sullo sfondo, a Busto Arsizio, dove oltre 2.000 persone erano corse allo stadio per vedere la Pro Patria contro uno squadrone, un tempo scena abituale, ora evento rarissimo con i "Tigrotti" nobili decaduti della Seconda Divisione. Invece diventerà la prima partita di calcio sospesa per ululati razzisti in Italia ("Ma quali ululati? Erano belati", dice un rappresentante delle forze dell'ordine per definire meglio la natura degli autori di questi gesti).
CALCIO IN CURVA - Succede al 26' del primo tempo quando Kevin Prince Boateng, esasperato per i continui "buuu" indirizzati nei suoi confronti dallo spicchio degli ultrà della Pro Patria (erano arrivati anche insulti nei confronti della fidanzata Melissa Satta), interrompe la sua azione di gioco per scagliare il pallone verso il settore del tifo organizzato bustocco. L'arbitro si avvicina al ghanese e cerca di allontanarlo. Ma il numero 10 ha deciso: si toglie la maglia e se ne va. La panchina del Milan si alza solidale con il suo giocatore. Qualche calciatore della Pro Patria prova a convincerlo a continuare. Ma Boateng è irremovibile e lascia il campo ringraziando tutti gli altri settori dello stadio "Speroni" che si sono dissociati dagli ultrà, indirizzando loro applausi ironici e cori chiarissimi: "Scemi, scemi". I "buuu" razzisti, iniziati subito dopo il calcio d'inizio, hanno coinvolto anche Muntari e Niang. Infatti, è stato proprio questo terzetto a opporsi alla ripresa della partita che era stata annunciata in un primo momento dallo speaker dello stadio: "La partita riprenderà, ma al primo "buuu" sarà sospesa". L'annuncio è nato dal fatto che davvero per qualche secondo pareva che le squadre potessero tornare in campo. Ma l'amarezza dei giocatori colpiti è troppo forte.
ESEMPIO IN AMICHEVOLE - E anche tra i dirigenti del Milan prevale la consapevolezza che certe manifestazioni sono inaccettabili in un'amichevole, mentre in campionato risulta più difficile fermare una partita ufficiale con diritti tv già venduti e recuperi difficili da incastrare. "Siamo dispiaciuti - spiega Massimiliano Allegri - però credo che il Milan non rientrando in campo abbia fatto la scelta giusta. Bisogna smetterla con questi gesti incivili. L'Italia deve migliorare sotto questo punto di vista e diventare un Paese più civile, educato ed intelligente. Spiace per i giocatori della Pro Patria e per la gran parte del pubblico ma non potevamo prendere una decisione diversa. Spero che questa cosa abbia un seguito se dovesse capitare anche in gare ufficiali dai Dilettanti fino alla Serie A". "Ci impegniamo a tornare qui prima possibile - aggiunge Massimiliano Ambrosini - per permettere anche ai tanti bambini che erano presenti di vedere il Milan in campo. Un segnale, però, andava dato. Non si può tollerare una cosa del genere, non si poteva continuare la partita con questo clima anche perché bisogna far capire certe cose. Ci dispiace per la stragrande maggioranza di persone che non ha nulla a che vedere con quanto successo". L'amichevole sarà recuperata in data ancora da decidere. Davanti alle biglietterie dello stadio qualcuno protesta perché vorrebbe subito il rimborso del biglietto (spesi circa 20 euro in media).
BARBARA BERLUSCONI: "ORA STOP ANCHE IN CAMPIONATO" - "Serve tolleranza zero per episodi come questo, le partite vanno sospese subito, anche in campionato", commenta Barbara Berlusconi. "E' un episodio inqualificabile - ha detto all'Ansa - E' stato giusto aver lasciato il campo. Non si può far sempre finta di non vedere e non sentire".
CONTRO L'ARBITRO - Tra i vertici della Pro Patria prevale la delusione per un'occasione persa nel peggiore dei modi possibili. Anche se la reazione del resto del pubblico lenisce in qualche modo la figuraccia per questo evento unico nella storia del nostro calcio (finora era successo solo che due giocatori, l'ivoriano Zoro e il camerunense Eto'o, interrompessero partite di Serie A stanchi dei cori razzisti). In tribuna il sindaco di Busto Arsizio, Gigi Farioli, a capo di una giunta di centro-destra, si scatena: "Questa non è gente di Busto Arsizio, non deve andarci di mezzo tutta la città, qui non siamo a Verona", dice il primo cittadino che se la prende anche con Boateng ("Reazione spropositata anche se umanamente comprensibile, ha lanciato un pallone a 200 km orari contro la curva dove c'erano anche molti bambini, non giustificabile per un professionista") e l'arbitro ("Doveva sospenderla al primo ululato"). La seconda affermazione trova d'accordo quasi tutti i protagonisti della partita. Nei primi 26 minuti, la panchina del Milan ha ripetutamente chiesto a Gian Luca Benassi di Bologna di fermare la gara in modo che lo speaker dello stadio potesse rivolgere un appello agli ultrà (una richiesta in tal senso è arrivata anche dalla panchina della Pro Patria al guardalinee). Ma il direttore di gara ha continuato a rinviare lo stop. Fino a quando è stato preceduto da un calcio rabbioso di Boateng. "Sono persone che non vediamo mai allo stadio", ha detto anche il proprietario della Pro, Pietro Vavassori.
IDENTIFICAZIONE E FILMATI - Saranno le forze dell'ordine a stabilire chi sono e da dove vengono. La "scientifica" ha già iniziato ad analizzare i filmati, effettuati grazie alle telecamere che riprendono tutte le gradinate dello "Speroni". E le forze dell'ordine hanno identificato tutti gli ultrà all'uscita del loro settore. Si tratta di un centinaio di persone. Ora si tratta di capire in quanti si sono macchiati dei "buuu" razzisti. Per loro è pronto un Daspo che impedirà loro di rovinare altre partite. Più complicato immaginare un procedimento penale. "La Polizia Scientifica con l'ausilio della Digos e del personale del Commissariato di Busto Arsizio, ha proceduto alle riprese dei fatti accaduti. Sono in corso tutti quegli accertamenti volti a definire le responsabilità personali per gli episodi accaduti, sia dal punto di vista penale che amministrativo, per adottare i conseguenti provvedimenti ed isolare i responsabili e scongiurare l'eventuale ripetersi dei fatti accaduti".
VIDEO: PRO PATRIA-MILAN SOSPESA
FOTO: I GIOCATORI LASCIANO IL CAMPO / LA RABBIA DI BOATENG
giovedì 29 novembre 2012
Inter Campus @ Nazioni Unite New York
Fonte: InterCampus
NEW YORK - Ore 10.30 di New York, le 16.30 italiane, la Rappresentanza Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite si colora di nerazzurro: 885 Second Avenue, a varcarne la soglia, al 49esimo piano, ci sono Massimo Moratti, la figlia Carlotta che di Inter Campus è presidentessa, gli ambasciatori nel mondo del progetto Luis Figo e Francesco Toldo.
A fare gli onori di casa l'ambasciatore Cesare Maria Ragaglini, con il quale la delegazione nerazzurra si sposta all'auditorium delle Nazioni Unite, dove il portavoce di Ban Ki-moon ha appena concluso il suo quotidiano report alla stampa. Ora l'attenzione è per le attività di Inter Campus, accolte alle Nazioni Unite come esempio di uno sport che diventa concretamente uno strumento di sviluppo e di pace.
A prendere la parola Ragaglini: "È un onore per me poter presentare qui alle Nazioni Unite l'Inter, che per altro è da sempre la mia squadra del cuore. Ma l'onore è dovuto al fatto che dell'Inter racconteremo oggi ciò che di più bello significa il calcio: Inter Campus è un progetto che dura da ben 15 anni e restituisce davvero ai bambini che vivono in condizione di disagio la voglia di sorridere e di poter godere del prezioso diritto di giocare".
Una speranza concreta che ha impressionato Wilfried Lemke, Special Advisor di Ban Ki-moon sullo Sport per la Pace e lo Sviluppo: "Ho conosciuto Inter Campus attraverso i racconti dell'ambasciatore Ragaglini, che mi hanno portato addirittura in Angola. Tutto il mio staff mi parlava di sicurezza, ma quando ci siamo ritrovati in un quartiere difficilissimo, ho incontrato una giovane ragazza, umile, timida, che con mio grande stupore ho scoperto essere Carlotta, la figlia del presidente dell'Inter Massimo Moratti. Impegnata in un luogo pericoloso ad occuparsi dei bambini di strada, che con lei, con Inter Campus, riuscivano a ridere e divertirsi: è con questo atteggiamento che mi piacerebbe vedere i miei figli".
Ambasciatori nel mondo di queste attività Luis Figo e Francesco Toldo, che all'auditorium si ritrovano a raccontare il loro coinvolgimento davanti ai giornalisti delle più svariate nazioni: "Ho giocato per quasi 20 anni a calcio, di questi solo 4 li ho trascorsi all'Inter - racconta Figo -, ma è proprio in nerazzurro che ho avuto di più in termini di amicizia e considerazione, e soprattutto ho conosciuto Inter Campus. E ora è un onore rappresentarlo. Io nella vita ho avuto l'opportunità di seguire il mio sogno e ora vorrei che i bambini di tutto il mondo potessero seguire il loro, qualunque esso sia. Grazie a questa grande famiglia che è l'Inter si può, grazie a Inter Campus, di cui sono orgoglioso di fare parte, si può".
Un orgoglio che condivide anche Francesco Toldo, come si percepisce anche nell'ascoltarlo pronunciare queste parole: "Diecimila bambini, 25 paesi, una sola grande speranza di gioco e di vita. Questo è Inter Campus. Non è solo un piacere ma un onore farne parte. Sono felice di essere qui e rappresentare Inter ed Italia per un progetto stupendo come Inter Campus. L'emozione che danno quei diecimila bambini quando li andiamo a trovare è maggiore rispetto a quella per la vittoria di una Champions League. Ma la nostra non è solo beneficenza, è aiutare bambini che non hanno null'altro che problemi ad avere una speranza di vita attraverso il gioco. Ci avvaliamo di partner locali, attraverso il calcio reintegriamo nella società, nella vita, insegniamo il rispetto, le regole non solo del gioco. L'obiettivo è la crescita, non certo solo calcistica, di questi bambini: educhiamo attraverso il calcio bimbi e bimbe, al di là del sesso e delle etnie. Siamo riusciti a far giocare insieme bambine e bambini palestinesi e israeliani. Questo è Inter Campus".
giovedì 15 novembre 2012
Inter Campus - Sport Passione Impegno
F.C. Internazionale Milano annuncia che, per celebrare i 15 anni di attività, Inter Campus e Skira Editore pubblicano un libro che testimonia la straordinaria esperienza nerazzurra nel mondo attraverso le immagini del fotografo Franco Origlia.
Inter Campus – Sport Passione Impegno verrà presentato in anteprima durante Book City Milano da Francesco Toldo e Don Gino Rigoldi il 18 novembre 2012 alle ore 10.30 presso l’Acquario Civico. Modererà l’incontro il giornalista Andrea Ramazzotti.
Il volume raccoglie oltre 200 immagini: un modo per condividere le realtà, le trasformazioni e gli avvenimenti principali del mondo visti dall’originale prospettiva delle comunità dove vivono e giocano i bambini di Inter Campus, i veri e propri protagonisti.
Una narrazione coinvolgente ed emozionante fatta di forti contrasti, gioia e amicizia, con l’introduzione di Milly e Massimo Moratti, i primi a credere nel progetto di Inter Campus, oggi diventato un’appassionante realtà.
mercoledì 14 novembre 2012
lunedì 15 ottobre 2012
SCHIAVI DEL CALCIO, QUANDO IL SOGNO DIVENTA INCUBO
Fonte: De Rerum Calciorum
Una domenica senza calcio di serie A può essere l’occasione per approfondire argomenti di cui in genere si parla poco o quasi mai. Come, per esempio, di ciò che succede ogni anno in Africa.
Li chiamano i “nuovi schiavi del calcio”, un esercito la cui stima approssimativa parla di ventimila unità, reclutati tra giovani minorenni provenienti dall’Africa. Ragazzini con il mito dei calciatori di successo come Eto’o, Drogba o Weah, ai quali viene prospettato un futuro roseo.
Ma dietro la gloriosa facciata di questi rari fuoriclasse del calcio si cela un mondo completamente diverso. Documenti falsificati e dati anagrafici modificati per aumentare l’età di un ragazzo troppo giovane. Famiglie che si indebitano sino al punto di vendere la propria casa per avvicinare i propri figli agli osservatori e magari anticipare i costi di un viaggio in Europa per un provino. Procuratori senza scrupoli che non si fanno problemi a scomparire quando questi aspiranti calciatori non riescono a superare la prova. Giovani abbandonati in un Paese sconosciuto, senza i soldi né la forza di tornare a casa ed ammettere il proprio fallimento, ad una famiglia che ha impiegato tutti i suoi risparmi per quella occasione.
Ragazzi che piuttosto che tornare indietro scelgono di restare in Europa, anche a costo di vendere borse per strada o spacciare droga per racimolare soldi e tentare di risanare il debito dei loro genitori. Clandestini giunti nel continente europeo con finti contratti di lavoro costruiti ad hoc per aggirare le leggi.
Una delle mete più sensibili è la Francia. Ne arrivano migliaia ogni anno. L’associazione Culture Football Solidaire in un’indagine di qualche anno fa ha censito fra le strade di Parigi 800 ragazzi africani diventati solo ex calciatori. Ma molti finiscono anche altrove, Italia, Germania, Spagna, Paesi dell’Est, dove diventano manodopera per la criminalità organizzata.
Spesso dietro queste operazioni ci sono agenti abusivi o loschi intermediari il cui obiettivo è lucrare sulla crescente richiesta dei campionati professionistici europei, ma in più di un’occasione si sono registrati anche trasferimenti di minorenni ad opera di procuratori internazionali di indubbia fama, con giovani venduti dietro un compenso di decine di migliaia di euro.
La compravendita dei calciatori minorenni è vietata dall’articolo 19 del Regolamento Fifa sullo Status e sul Trasferimento dei giocatori, che recita: “I trasferimenti internazionali dei calciatori sono consentiti solo se il calciatore ha superato il 18° anno di età”. Sono previste, però, delle eccezioni: il trasferimento di un giocatore di 16 anni è consentito all’interno dell’UE o dell’ AEE, per via della sentenza Bosman (che liberalizza il mercato del calcio europeo); se i genitori del ragazzo si sono trasferiti nel Paese della nuova società per motivi indipendenti dal calcio; se è in essere un accordo di collaborazione tra accademie giovanili dei due club (con adeguato alloggio, mantenimento e istruzione). E su queste eccezioni s’innestano i sedicenti procuratori. Falsificano i documenti dei ragazzi, oppure fabbricano falsi attestati in cui risulta che i genitori lavorano in Europa. E per la Fifa è impossibile controllare tutto, specie se i ragazzi giocano in squadre amatoriali, e non riconosciute.
L’unica forma di contrastare questo schiavismo è sul campo. Così dovrebbe fare anche la Fifa, ma le risorse che dedica alla prevenzione di questo fenomeno sono minime. Con il business del calcio che si diffonde verso nuove frontiere, il problema è destinato a rimanere e a crescere.
lunedì 10 settembre 2012
La lezione incompresa del tiki-taka
Articolo di Luigi Cavallaro uscito su Alias 8 settembre 2012
Segnalato da Mimmo Arnaboldi
A due mesi dalla dura sconfitta con la Roja nella finale degli Europei, una riflessione sulla ricchezza strutturale e i «debiti» del modello spagnolo
Profittando della pausa del campionato, con le squadre nazionali di nuovo in campo per disputarsi le qualificazioni ai prossimi Mondiali del Brasile, è forse possibile tornare a riflettere sulla lezione impartita a tutti
noi dalla Spagna in occasione dell'ultimo Europeo di calcio. Una lezione che, nonostante la severità con cui si è materializzata ai nostri danni (un imponente 4-0, che ha fissato il nuovo record di scarto in una finale del torneo), stènta ad essere compresa nel suo vero significato e soprattutto nelle sue implicazioni.
Il fatto è che il «modello spagnolo» è una costruzione troppo strana per poter essere davvero recepita dalla
cultura dominante nel nostro Paese.
Anzitutto, perché non si tratta di una edificazione semplice e lineare, ma piuttosto di un patchwork stratificatosi nel tempo, che ha messo insieme principi e sistemi di gioco lontanissimi dal nostro modo di intendere il calcio. Prendiamo il famoso o famigerato tiki-taka. Sebbene il suo nome dati piuttosto di recente (pare sia stato coniato in occasione dei mondiali 2006 da un telecronista della tv spagnola per fotografare in modo onomatopeico l'interminabile fraseggio della Roja), le sue origini risalgono ai primordi del calcio e sono scozzesi: furono infatti due britannici, Arthur Johnson e Jack Greenwell, a insegnare il passing game ai calciatori del Real Madrid e del Barcellona.
È un calcio che al solipsismo del dribbling predilige un movimento corale fatto di veloci combinazioni di
passaggi palla a terra, e in cui la tecnica individuale risulta essenziale non tanto per districarsi in slalom fra
mute di avversari, ma per controllare il passaggio ricevuto e indirizzarlo ad un compagno smarcato nel più breve tempo possibile. Gli scozzesi lo opposero agli inglesi fin dalla prima partita internazionale che là storia del calcio ricordi, a Glasgow, il 30 novembre 1872, riuscendo a concludere il match sullo 0-0 nonostante la loro minore prestanza fisica rispetto agli avversari (un fatto sottolineato dalle cronache di allora, che troppo importante era la stazza degli atleti in quel tempo in cui il calcio cominciava faticosamente a separarsi dal rugby). Ma già nel 1920 il Madrid Sport scriveva di come il Barcellona giocasse «con profusioni de elegancia en el juego raso de pases cortos».
Oppure consideriamo la scelta tattica che più ha fatto discutere i nostri commentatori, quella di schierare Cesc Fàbregas come falso nueve, cioè come finto centravanti.
La sua genesi è ungherese e rimonta alla seconda grande fecondazione subita dal calcio iberico, intorno alla
metà degli anni '50, quando alcuni dei calciatori più talentuosi della grandissima squadra che aveva incantato ai Mondiali del '54 - Laszlo Rubala, Sandor Kocsis, Zoltan Czibor e Ferenc Puskas - approdarono in Spagna, dividendosi tra Barcellona e Real Madrid. Era il periodo in cui in tutta Europa si andava generalizzando l'impiego del WM, un modulo che richiedeva come terminale offensivo un centravanti grande e grosso («un toro privo di cervello che attacca a testa bassa», secondo la pregnante caratterizzazione di Brian Glanville).
E poiché in Ungheria praticamente non esistevano attaccanti con caratteristiche simili, i magiari avevano incominciato a far arretrare il centravanti fino a farlo diventare un centrocampista aggiunto, inducendo per contro i due interni offensivi a spingersi in avanti per creare un fronte d'attacco a quattro assai più dinamico.
Dal punto di vista dello schieramento in campo, una soluzione del genere equivaleva a invertire la «W» del WM, che di fatto diventava un «MM». Ma l'arretramento del centravanti fin quasi a metà campo dava luogo ad urnfflemma pressoché irresolubile per il centrale difensivo avversario, perché questi, inseguendolo, avrebbe lasciato Un buco in mezzo ai due terzini, ma lasciandolo libero dalla marcatura gli avrebbe consentito di giocare indisturbato e dettare la giocata ai compagni. Se ne accorse lo stopper inglese Harry Johnston, quando si trovò a marcare Nandor Hidegkuti in occasione del famoso incontro tra Inghilterra e Ungheria a Wembley, il 25 novembre 1953: partendo dalla metà campo, il falso nueve magiaro segnò infatti una tripletta e ispirò le marcature di Puskas e Boszik, nella peggiore disfatta interna (3-6) che il calcio inglese abbia mai annoverato nella sua lunga storia.
Se appena si pensa a quanto il calcio ungherese dovesse agli insegnamenti del più grande dei maestri di calcio scozzese, Jimmy Hogan, non è difficile comprendere come un simile modo di interpretare il ruolo del centravanti fosse affatto coerente con la piattaforma evolutiva del calcio spagnolo. Sarebbe stato però un argentino a mostrarlo più di ogni altro. Nessuno come Alfredo Di Stefano (centravanti del Real Madrid
dal 1953 al 1964) fu infatti in grado di capitalizzare l'insegnamento principale deWAranycsapat, la «squadra d'oro» ungherese: giocando assai arretrato, dietro le ali, e costruendo la sua azione partendo in una posizione compresa fra centrocampo e attacco, Di Stefano segnò valanghe di gol e fu tra i principali artefici - insieme a Puskas, Kopa e Gento - della straordinaria sequenza di vittorie del Real nella neonata Coppa dei campioni. (È a lui che bisogna guardare per comprendere i movimenti di Leo Messi: chi lo paragona a Pelé o Maradona sbaglia clamorosamente il riferimento storigo.)
O ancora, consideriamo la perfetta fase difensiva che la Roja ha esibito per tutto il torneo, chiuso con un solo
gol al passivo. Siamo qui al cospetto di una tecnica collettiva di riconquista del pallone che in Spagna arriva nel 1971, insieme all'olandese Rinus Michels, già allenatore dell'Ajax , e futuro coach dei tulipani ai i Mondiali-del '70.'idea è che bisogna portare il pressing sul portatore di palla avversario con almeno tre
giocatori, in modo da indurlo i frettolosamente allo scarico, e 1rinnovare il medesimo attacco combinato sui ricevitori successivi: più frettolosi sono i passaggi, più i aumenta la possibilità di errore e, i specularmente, di riconquistar palla.
Ma affinché un pressing del genere , risulti efficace, bisogna ridurre lo i spazio entro cui gli avversari possono
muoversi, il che a sua volta richiede che la distanza fra i reparti si , mantenga quanto più corta possibile, i in modo da limitare la corsa di ciascun giocatore a non più di dieci metri di campo.
L'effetto combinato di questa dinamica collettiva consiste nella chiusura delle linee di passaggio agli avversari, nonostante in ogni singola azione di pressing almeno due di loro risultino potenzialmente liberi da marcatura. Se ad esempio il pressing viene portato a metà campo dai centrocampisti centrali, gli attaccanti retrocedono verso la mediana, in modo da inibire al portatore di palla lo scarico all'indietro, mentre contemporaneamente i difensori salgono a posizionarsi sulla verticale di un possibile scarico in avanti, collocando con ciò stesso in
fuorigioco gli attaccanti avversari e rendendosi uno actu disponibili al raddoppio e alla triplicazione della
marcatura.
Sbaglierebbe chi pensasse ad una peculiarità esclusiva del Barca di Guardiola: basti dire che con i blaugrana selezionati da Del Bosque si sono integrati alla perfezione i calciatori del Real Madrid (Arbeloa, i Sergio Ramos e Xabi Alonso), del Valencia (Jordi Alba) e perfino espatriati in Premier League (David i Silva, Torres, Mata). Il vero è che imovimenti del genere costituiscono ormai un patrimonio comune di molti calciatori spagnoli, se non altro i perché l'ibridazione olandese non ha i riguardato soltanto il Barcellona di 1
Gruijff, Van Gaal e Rijkard: anche senza considerare la fugace apparizione di Guus Hiddink, fu infatti un olandese, Leo Beenhakker, a guidare il Real Madrid per ben quattro stagioni fra 0 1986 e il 1992, conquistando tre campionati, una Coppa del Re e una Supercoppa.
Queste considerazioni sarebberogià sufficienti per intendere quale ricchezza strutturale si celi nel «modello spagnolo» e farsi una ragione dell'impressionante collezione di successi messi a segno dagli iberici negli ultimi quattro anni: due campionati europei e un campionato del mondo, a bui vanno logicamente sommate due Champions League e due coppe del mondo per club vinte dal Barcellona e due Europe, League e due i
Supercoppe europee vinte dall'Atletico Madrid. Come spiegare allora gli spericolati pronostici pro-azzurri di molti influenti commentatori sportivi, nell'imminenza della finale dell'Europeo? E come dar conto di certi inveleniti commenti del giorno dopo, che stigmatizzavano il fatto che 1 avesse vinto la squadra della nazione
' calcisticamente più indebitata? , L'impressione, nell'un caso come i nell'altro, è che si tratti dell'ennesima
i conferma dell'incapacità della nostra cultura calcistica (e non solo) di affrancarsi da quell'individualismo
i metodologico che, dopo essersi i affermato nella teoria economica neoclassica, è dilagato fino a colonizzare le più disparate branche i della conoscenza. E che proprio sulla questione del «debito» mostra tutte le sue insufficienze costitutive.
In effetti, che la Spagna sia una nazione calcisticamente indebitata è i verissimo: i club della Liga devono al
fisco spagnolo circa 750 milioni di euro, Real Madrid e Barcellona hanno esposizioni bancarie per circa
600 milioni a testa e se si somma il loro debito con quello del Valencia, deU'Athletic Bilbao e dell'Atletico
i Madrid si arriva all'astronomica cifra di due miliardi di euro. Ma non è meno vero che, senza questa capacità di spesa, il calcio spagnolo non avrebbe potuto continuare ad assicurarsi le prestazioni di coloro
che ne sono diventati alfieri, a cominciare da Xavi e Iniesta: nel lungo periodo, infatti, non c'è migliore indicatore delle loro eccelse qualità dei loro elevatissimi stipendi.
E senza la possibilità di trattenere i migliori talenti nazionali, di farne affluire degli altri dall'estero e di implementare per loro tramite le complesse metodiche di gioco racchiuse nelsuo-codice genetico^a
Spagna non sarebbe mai potuta assurgere al rango di «prima scuola nazionale post-globalizzazione», né i
club spagnoli sarebbero riusciti ad occupare cinque degli otto posti disponibili nelle ultime semifinali di
Champions e Europe League.
Si dovrebbe aggiungere che l'errore, semmai, sta nel supporre che una squadra di calcio possa essere
gestita come un'impresa capitalistica e al contempo essere vincente, ma non c'è spazio per dirne qui. Vale
invece la pena di aggiungere che c'è un'altra e più pregnante accezione del concetto di «debito» che può
ritenersi consustanziale al «modello spagnolo». In effetti, vedendo giocare la Roja, si sperimenta talvolta una
sorta di dilemma cognitivo: la palla circola da un calciatore all'altro attraverso passaggi singolarmente individuabili, ma tutto il comportamento della squadra sembra determinato da un «campo generale» di attività, senza alcuno i specifico riferimento a questo o a quel calciatore. In certi passaggi no-look di Xavi o Silva sembra persino di avere a che fare con movimenti che si susseguono l'uno all'altro pur in assenza di specifici canali di comunicazione, quasi che i singoli fossero sintonizzati su una fluttuazione collettiva e danzassero» al ritmo dettato da quest'ultima. Non , è un caso che, quando si voglia i rappresentare in un diagramma il flusso della palla durante una partita della nazionale spagnola, il risultato è un grafo che ricorda il fittissimo reticolo di un cristallo: non c'è nulla di meglio per comprendere che i parametri che determinano
l'ordinamento dei calciatori al suo interno dipendono dal modo in cui essi sono organizzati, cioè dalla dinamica che regola le loro interazioni.
È chiaro che un'organizzazione del genere vincola la libertà di ciascun giocatore di muoversi a proprio piacimento: ogni movimento del singolo deve infatti tener conto della posizione del compagno, dell'avversario e della palla. Ma è proprio la consapevolezza di questo vincolo che consente ai calciatori spagnoli di scansare il rischio di considerare come proprio «merito individuale» ciò che è invece prodotto di una dinamica collettiva. È come se quel modo di giocare obbligasse ciascuno a esperire continuamente il proprio «debito» nei confronti del resto della squadra: un debito, beninteso, che non può i essere in alcun modo estinto, ma può i essere solo amministrato nella forma di operae pei il «bene comune»..
Il pensiero corre qui ad uno schema logico di matrice religiosa (si i pensi alla struttura affine del dono della Grazia), né ci sarebbe da stupirsene, trattandosi della, cattolicissima Spagna. Ma paradossalmente è proprio uno schema del genere che può permettere di concepire l'organizzazione del gioco nella forma di un potere «obbligante» ancorché non estrinsecamente «costrittivo», al quale i singoli sono assoggettati proprio in quanto dotati di libero arbitrio e dunque potenzialmente in grado di distruggerlo. Qualcosa che la nostra
cultura postmoderna, abituata a pensare solo in termini di «individualità» e mai di «sistema», e Dal passing game britannico al falso nueve ungherese al pressing olandese.
C'è un patchwork di principi e sistemi di gioco alla base della prima scuola nazionale post globalizzazione
incline piuttosto a considerare il «debito» come l'asservimento conseguente ad una colpa [à la Nietzsche, per intenderci), non è più capace di fare. E che spiega finalmente come mai il gioco della Spagna venga largamente considerato come frutto di specifiche«singolarità eccezionali», dunque impossibilitato a «fare epoca»: un po' come accadde a suo tempo per l'Ungheria di Puskas o l'Olanda di Cruijff, squadre considerate eccelse soprattutto per i talenti individuali che vi giocavano e proprio per ciò non riproducibili.
Se dovessimo dirla nel linguaggio della fisica moderna, potremmo dire che l'atteggiamento italico di fronte
al gioco della Roja ricorda quello di chi, trovandosi ad attraversare una stanza sovraffollata e in cui ci si
muove a fatica, pensasse che lo sforzo del movimento deriva da una zavorra che qualcun altro, a sua
insaputa, gli ha messo sulle spalle: nient'altro che un problema individuale. Adesso però sappiamo che ciò che individualmente pare una zavorra è in realtà l'effetto di un campo di forze, sta qui il senso ultimo
della scoperta della bosone di Higgs, la «particella di Dio». Sarebbe il caso, allora, di adeguare le nostre forme di pensiero alla complessità del reale, piuttosto che continuare a tentare sterilmente d'ingabbiare quest'ultimo nelle nostre «semplici» quanto sbagliate idee. Tanto più che nel calcio è stata già scoperta da tempo la «particella» che nel campo agisce da schermo e conferisce massa a tutte le altre: è Xavi.
venerdì 7 settembre 2012
RIFUGIATI FOOTBALL CLUB
Ho appena concluso di leggere un libro grandioso, che narra di una realtà grandiosa e che vede il gioco del calcio protagonista.Rifugiati Football Club
Autore St. John Warren
Editore Neri Pozza (collana Bloom)
Se qualcuno fosse interessato a leggerlo me lo faccia sapere.
Sarò ben felice di prestarlo.
Descrizione
Clarkston, Goòrgia, era una tipica cittadina del Sud fino a quando non è stata designata nel 1990 come centro di accoglienza per i rifugiati, diventando la prima dimora americana per innumerevoli famiglie in fuga dalle zone di guerra di tutto il mondo. Improvvisamente le sue strade si sono riempite di donne che indossano il velo, ovunque si è diffuso il profumo del curry e del cumino, e ragazzi di ogni colore hanno iniziato a giocare a calcio in qualunque spazio disponibile. La città è diventata anche la casa della carismatica Luma Mufleh, una donna giordana che ha studiato negli Stati Uniti e che ha fondato una squadra di calcio composta dai ragazzi di Clarkston. E quei ragazzi hanno trovato un nome per la loro impresa: i Fugees, i Rifugiati. L'incredibile storia dei Fugees inizia il giorno in cui Luma vede qualcosa di inaspettato: un gruppo di ragazzi sopravvissuti alle guerre, alla violenza, alla morte di fratelli e genitori, sta giocando a calcio con una passione e una grazia che sembrano annullare qualsiasi orrore. Basta un attimo e Luma comprende il suo destino. Un pomeriggio del giugno 2004 gli aspiranti calciatori accorrono entusiasti e increduli al primo provino dei Rifugiati e Luma è pronta a scoprire ed esaltare ciò che hanno davvero in comune. "Rifugiati Football Club" segue una grande stagione dei Fugees e della loro allenatrice.
mercoledì 29 agosto 2012
Il campionato più pazzo del mondo
Fonte: Internazionale.it
Non ci sono dubbi, il campionato italiano è il più folle del mondo. Per esempio, abbiamo una classifica di Serie B che vede nove squadre (nove!) cominciare la stagione con dei punti di penalizzazione, a causa dello scandalo del calcioscommesse. Sembra un leaderboard di golf piuttosto che una classifica di calcio. E siamo solo all’inizio, perché le indagini sono in corso in diverse città, dal nord al sud.
Sicuramente ci saranno ancora delle rivelazioni durante la stagione. Poi ricorsi e controricorsi al Coni, o al famoso Tar del Lazio. Per seguire il calcio italiano bisogna avere le spalle larghe, visto che i tifosi insultano tutti i giornalisti che osano indagare e cercano la verità, e come minimo una laurea in giurisprudenza. E non c’è più Gigi Garanzini a Radio 24. Che tristezza.
Abbiamo passato un’estate con trionfi (Prandelli, Balotelli, Pirlo, Cassano e Buffon agli Europei, piegati solo dalla Spagna dei miracoli in finale) e con veleni. La vicenda Conte ha oscurato il disastro dello scandalo in sé. Tutto è finito, come sempre, in una guerra fra tifoserie e fra reciproche accuse di complotti e dietrologie. Ognuno difende la sua squadra contro tutti, anche quando i cosiddetti “crimini” sono stati commessi altrove.
E intanto il sistema crolla. Non ci sono più soldi. Gli stadi non stanno più in piedi. Il Cagliari gioca a Quartu o a Trieste. Il campo di Bari fa schifo. Perfino Berlusconi, il magnate che ha comprato tutti (Van Basten, Lentini, Papin, Rivaldo, Gilardino, Ronaldinho) non tira fuori più un euro. Vende. Negli anni novanta, ai tempi d’oro, c’erano 70mila abbonati a San Siro per vedere il Milan. Quest’anno? Sono appena 20mila.
E ci sono ancora i vari Petrucci, Abete e il povero, tragico Stefano Palazzi, il “procuratore” che lavora ventiquattr’ore al giorno, ma non sa più cosa fare. Un disastro. Si è parlato molto di un cosiddetto top player, ma non è arrivato nessuno, per ora.
Ma, come ha detto Bob Dylan, “the darkest hour is right before the dawn”. Il calcio Italiano è sempre un sistema che produce tanti, ma proprio tanti giovani di qualità: Insigne, Verratti, Destro, per citarne solo tre. Stelle del futuro, in un’Italia sempre più multietnica dove giocatori come El Shaarawy, Ogbonna e Balotelli giocano in nazionale.
Senza i soldi per comprare un sacco di stranieri, le società dovrebbero puntare sui giovani. L’ultima grande epoca dell’austerità ha preceduto i grandi mondiali del 1978 e del 1982. Chissà questa volta. In ogni caso, siamo sulle montagne russe. Tighten your belts.
sabato 25 agosto 2012
Povera, arrabbiata ma forse più bella ed equilibrata: al via la Serie A 2012-2013 – Il Fatto Quotidiano
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Schiacciata tra scandali scommesse e lotte di potere, veleni assortiti e polemiche più o meno futili,spending review necessarie e ridimensionamenti coatti, spalti vuoti e fughe di campioni, si apre oggi, con l’inizio della Serie A 2012-13, una nuova stagione per il calcio italiano. Quello che una volta era considerato il campionato più bello del mondo, dopo aver ceduto il passo alla Premier inglese e alla Liga spagnola, ha dovuto oramai inchinarsi anche alla Bundesliga tedesca. E, se non si ripiglia in fretta, presto potrebbe sentire sul collo il fiato di altri campionati, come testimonia quel coefficienteUefa che già l’anno scorso ha ridotto a tre le squadre italiane in Champions. Eppure, padroni del vapore permettendo, da un penoso stato di necessità si potrebbero riscoprire antiche virtù. E un nuovo modo di fare calcio.
SCANDALI E VELENI
La Serie A comincia oggi (Fiorentina-Udinese e Juve-Parma) con una classifica già ‘sporca’ prima ancora di scendere in campo: -1 per Sampdoria e Torino, -2 per l’Atalanta e -6 per il Siena. Il frutto, velenoso, delle prime sentenze dello scandalo calcioscommesse che ha travolto, per l’ennesima volta, il calcio italiano. E ancora si attende che sul tavolo del procuratore federale Palazzi giungano i faldoni delle inchieste del quarto (Napoli e Genova) e quinto (Bari) filone delle indagini delle procure. Tra indagati e indignati, prosciolti, patteggiati e condannati, la squalifica più clamorosa – in attesa del ricorso al Tnas, che probabilmente ridurrà sensibilmente la pena – è però quella del tecnico bianconero Antonio Conte, che sarebbe per adesso costretto a saltare l’intero campionato. E così è di nuovo Juventus contro tutti, non solo sul campo. Dalle polemiche cinesi con il Napoli dopo la Supercoppa, alle schermaglie dialettiche con gli storici nemici Zeman eMoratti, alle violente accuse vomitate dal presidente Agnelli contro i vertici federali, che nascono da vecchi rancori e, dietro la conta degli scudetti e delle stelle, nascondono 443 milioni di buoni motivi: ovvero il risarcimento in euro per i presunti danni subiti da Calciopoli che è stato richiesto dalla Juve alla Figc.
SPENDING REVIEW
Una cifra simile – 495 milioni di euro – è invece il risparmio complessivo alla voce stipendi delle 20 squadre di Serie A rispetto alla stagione precedente. Una spending review calcistica, necessaria e doverosa, che è però avvenuta a fronte di un impoverimento tecnico e qualitativo del campionato. In attesa di conoscere il destino dei vari Cavani, Jovetic e De Rossi, hanno già abbandonato l’Italia campioni affermati come Ibrahimovic, Thiago Silva e Lavezzi, e giovani di belle speranze comeVerratti e Borini: restituendo un po’ di ossigeno ai bilanci delle squadre e riportando in auge il baratto (Cassano-Pazzini) come la forma di scambio di un calciomercato improntato alla decrescita.E se è vero che i debiti complessivi della Serie A (2,6 miliardi) sono inferiori a quelli di Liga e Premier, è anche vero che il calcio italiano non possiede quell’ ‘avanzo primario’ che invece protegge il paese a livello macroeconomico. Alle società italiane mancano, infatti, sia gli stadi di proprietà – e vedremo quali potranno essere gli effetti a lungo termine della nuova legge (link legge stadi) – che la capacità vendere il proprio marchio nei paesi emergenti: ovvero le fonti principali di introiti per gli altri top club europei. E mentre con poche eccezioni, come Juve e Roma, gli abbonati disertano in massa gli stadi, i diritti televisivi (poco meno di 3 miliardi in tre anni) che una volta erano il nostro vanto cominciano a non reggere il confronto con Premier (quasi 5 miliardi e +70% rispetto al triennio precedente) e Bundesliga (cifre inferiori ma in crescita del 52%).
LE SETTE SORELLINE
Ma se è vero che dal letame nascono i fiori, ecco che la crisi del calcio italiano potrebbe portare a un campionato interessante e combattuto come non mai. Dalle sette sorelle degli anni Novanta, gonfiate dalle plusvalenze tossiche di Parma, Lazio e Fiorentina, che facevano tremare il mondo e dominavano in Europa (9 finali di Champions di cui 4 vinte, 13 di Coppa Uefa di cui 8 vinte, 5 di Coppa delle Coppe di cui 4 vinte) alle sette ‘sorelline’ di oggi, che non spaventano certo il continente ma potrebbero far divertire la penisola. La Juve campione, in campo stasera a Parma, si è rinforzata ulteriormente (Isla, Asamoah, Lucio, Pogba e Giovinco) e nessuno avrebbe potuto impensierirla per il bis, non fosse stato per l’incognita Conte. E così, date per protagoniste le due milanesi anche solo per motivi storici – la veste ‘ggiovane‘ che si sono date serve in realtà a mascherare la fine di cicli più o meno vincenti – la toponomastica del campionato ri-accoglie a braccia aperte nella lotta al vertice il Napoli e la Roma, che con Insigne e Destro simboleggiano la meglio gioventù del nuovo calcio italiano che da un’età media di 27,5 anni nella stagione scorsa è scesa oggi a 25,8. Con loro l’Udinese, capace come l’araba fenice di reinventarsi ogni anno dalle ceneri delle sue cessioni, e la nuova Fiorentina di Montella. E se sette sorelline vi sembran poche, tra le novità del campionato – oltre a quelle assolute degli arbitri di porta e delle panchine allungate fino a 12 giocatori – ci sarà il ritorno delle quattro sfide cittadine: Milan-Inter, Roma-Lazio, Juventus-Torino e Genoa-Samp. E tra scandali e polemiche, tagli e rimpianti, anche la possibilità, forse, di ricominciare a divertirsi.
venerdì 6 luglio 2012
Altro che neroazzurro, in ritiro l'Inter diventa verde
Fonte: Vita.it
Articolo di Lorenzo Maria Alvaro
Articolo di Lorenzo Maria Alvaro
Stoviglie usa e getta, penne e sacchetti tutti rigorosamente in Mater Bi.
Benvenuti nel primo ritiro sostenibile del campionato italiano
A Pinzolo -Val Rendena in provincia di Trento dal 5 al 15 luglio 2012 è in programma, come ormai da tradizione, il Ritiro estivo dell’Inter; dieci giorni dedicati agli allenamenti, alla preparazione atletica, a partite amichevoli, ma anche a momenti pubblici ed incontri con i tifosi.
La grande novità di quest’anno però è la scelta di organizzare l’evento in chiave sostenibile.
Per questo sono state messe in campo alcune azioni volte proprio a ridurre l’impatto ambientale dell’evento e sensibilizzare i tifosi sulla tematica.
Sisifo Italia (Gruppo Vita), che è stata individuata come coordinatore del progetto, ha dato vita a un tavolo di lavoro che ha coinvolto una serie di Partner di Sostenibilità.
Con Ecozema si sono sostituite tutte le stoviglie monouso in plastica con materiali biodegradabili e compostabili in Mater-Bi conformi alla norma EN13432 che potranno essere smaltite con la frazione organica (Umido). Le stesse posate che Ecozema ha prodotto per le Olimpiadi di Londra 2012.
Novamont, produttrice della bioplastica utilizzata da Ecozema per produrre le posate olimpiche made in italy, ha prodotto 15.000 shopper in Materbi biodegradabile e compostabile conforme alla norma EN13432 che verranno messi a disposizione dei negozianti di Pinzolo al fine di coinvolgere l'intero territorio nell'evento ambiental-sportivo. Dopo l'uso potranno essere utilizzate per la raccolta della frazione organica. Ha poi realizzato 10.000 penne ancora in materbi e personalizzate per i giovani fans dell'Inter o amanti del territorio di Pinzolo.
L'utilizzo di materiale certificato conforme alla EN13432 permette ogni 100kg di prodotto avviato al compostaggio di risparmiare 25kg di CO2 emesse in atmosfera. (Studio LCA).
L'utilizzo di materiali sostenibili, senza un corretto smaltimento è controproducente. Per questo entra in campo Eurven con i suoi compattatori Greeny che permetteranno a tutti i visitatori di separare correttamente Carta - Plastica - Lattine - Tappi - Vetro - Frazione organiza - Frazione secca residua, che verranno poi riciclati nei diversi impianti di conferimento. Le macchine sono state personalizzate al fine di svolgere anche una funzione educativa e divulgativa.
Inoltre FC Internazionale, Trentino Marketing SpA e il Comune di Pinzolo, grazie a Trenta S.p.A., azienda specializzata nel settore delle energie rinnovabili e del marketing ambientale, certificheranno i consumi elettrici con “100% energia pulita Trenta”- energia generata esclusivamente da fonti rinnovabili quali acqua, sole e vento tracciata e garantita dall’origine, rendendolo quindi il ritiro eco-compatibile.
La certificazione con il label 100% energia pulita Trenta riguarderà le strutture ricettive che ospiteranno gli atleti e lo staff Inter per tutto il periodo del ritiro.
La certificazione comporta l'immissione in rete (tramite l'annullamento di certificati RECS, garantiti da CO.FER, di provenienza italiana e prodotti nell’arco dell’anno in cui vengono immessi in rete), di un quantitativo di energia rinnovabile pari al consumo di energia previsto per tutta la durata della manifestazione, che dà diritto all'ottenimento di status "100% energia pulita" a favore dell'evento stesso. Grazie a questa iniziativa saranno compensate diverse tonnellate di CO2. con un notevole impatto positivo quindi sulla qualità dell’aria.
Ed altre ancora le iniziative messe in campo dagli organizzatori, per esempio, grazie al prezioso lavoro del Servizio Conservazione della natura e valorizzazione ambientale le strutture che accoglieranno la sala stampa, l’Inter Village, il Rendena Village, le aree hospitality etc..saranno costruite utilizzando il legno locale.
Oltre all'aspetto estetico l'uso di materiali locali come il legno costituiscono "materia prima" derivante dalla coltivazione di foreste locali con metodi compatibili con la conservazione del bosco e con la reperibilità delle stesse a km 0. Da non dimenticare la volontà di sensibilizzare i tifosi presenti ad una mobilità alternativa, incentivando l’utilizzo delle biciclette per i trasferimenti in loco e la presenza all’interno dell’area dedicata al ritiro di un “mercato contadino”, per valorizzare il rapporto diretto tra i prodotti della terra e il consumatore.
Benvenuti nel primo ritiro sostenibile del campionato italiano
A Pinzolo -Val Rendena in provincia di Trento dal 5 al 15 luglio 2012 è in programma, come ormai da tradizione, il Ritiro estivo dell’Inter; dieci giorni dedicati agli allenamenti, alla preparazione atletica, a partite amichevoli, ma anche a momenti pubblici ed incontri con i tifosi.
La grande novità di quest’anno però è la scelta di organizzare l’evento in chiave sostenibile.
Per questo sono state messe in campo alcune azioni volte proprio a ridurre l’impatto ambientale dell’evento e sensibilizzare i tifosi sulla tematica.
Sisifo Italia (Gruppo Vita), che è stata individuata come coordinatore del progetto, ha dato vita a un tavolo di lavoro che ha coinvolto una serie di Partner di Sostenibilità.
Con Ecozema si sono sostituite tutte le stoviglie monouso in plastica con materiali biodegradabili e compostabili in Mater-Bi conformi alla norma EN13432 che potranno essere smaltite con la frazione organica (Umido). Le stesse posate che Ecozema ha prodotto per le Olimpiadi di Londra 2012.
Novamont, produttrice della bioplastica utilizzata da Ecozema per produrre le posate olimpiche made in italy, ha prodotto 15.000 shopper in Materbi biodegradabile e compostabile conforme alla norma EN13432 che verranno messi a disposizione dei negozianti di Pinzolo al fine di coinvolgere l'intero territorio nell'evento ambiental-sportivo. Dopo l'uso potranno essere utilizzate per la raccolta della frazione organica. Ha poi realizzato 10.000 penne ancora in materbi e personalizzate per i giovani fans dell'Inter o amanti del territorio di Pinzolo.
L'utilizzo di materiale certificato conforme alla EN13432 permette ogni 100kg di prodotto avviato al compostaggio di risparmiare 25kg di CO2 emesse in atmosfera. (Studio LCA).
L'utilizzo di materiali sostenibili, senza un corretto smaltimento è controproducente. Per questo entra in campo Eurven con i suoi compattatori Greeny che permetteranno a tutti i visitatori di separare correttamente Carta - Plastica - Lattine - Tappi - Vetro - Frazione organiza - Frazione secca residua, che verranno poi riciclati nei diversi impianti di conferimento. Le macchine sono state personalizzate al fine di svolgere anche una funzione educativa e divulgativa.
Inoltre FC Internazionale, Trentino Marketing SpA e il Comune di Pinzolo, grazie a Trenta S.p.A., azienda specializzata nel settore delle energie rinnovabili e del marketing ambientale, certificheranno i consumi elettrici con “100% energia pulita Trenta”- energia generata esclusivamente da fonti rinnovabili quali acqua, sole e vento tracciata e garantita dall’origine, rendendolo quindi il ritiro eco-compatibile.
La certificazione con il label 100% energia pulita Trenta riguarderà le strutture ricettive che ospiteranno gli atleti e lo staff Inter per tutto il periodo del ritiro.
La certificazione comporta l'immissione in rete (tramite l'annullamento di certificati RECS, garantiti da CO.FER, di provenienza italiana e prodotti nell’arco dell’anno in cui vengono immessi in rete), di un quantitativo di energia rinnovabile pari al consumo di energia previsto per tutta la durata della manifestazione, che dà diritto all'ottenimento di status "100% energia pulita" a favore dell'evento stesso. Grazie a questa iniziativa saranno compensate diverse tonnellate di CO2. con un notevole impatto positivo quindi sulla qualità dell’aria.
Ed altre ancora le iniziative messe in campo dagli organizzatori, per esempio, grazie al prezioso lavoro del Servizio Conservazione della natura e valorizzazione ambientale le strutture che accoglieranno la sala stampa, l’Inter Village, il Rendena Village, le aree hospitality etc..saranno costruite utilizzando il legno locale.
Oltre all'aspetto estetico l'uso di materiali locali come il legno costituiscono "materia prima" derivante dalla coltivazione di foreste locali con metodi compatibili con la conservazione del bosco e con la reperibilità delle stesse a km 0. Da non dimenticare la volontà di sensibilizzare i tifosi presenti ad una mobilità alternativa, incentivando l’utilizzo delle biciclette per i trasferimenti in loco e la presenza all’interno dell’area dedicata al ritiro di un “mercato contadino”, per valorizzare il rapporto diretto tra i prodotti della terra e il consumatore.
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