martedì 3 giugno 2008

La ricerca storica applicata al caso Mancini

In epigrafe: 'Bianchi, Suarez, Ardemagni, Hodgson, Castellini, Simoni, Lucescu, Castellini, Hodgson, Lippi, Tardelli, Cuper, Verdelli, Zaccheroni'.

Il caso Mancini è uno dei grandi enigmi della storia recente. Come può essere esonerato un allenatore che ha vinto quello che negli ultimi quarant'anni nessun altro era riuscito a vincere alla guida della Beneamata? Come può un Presidente, pur con fama di bambino viziato e collezionista di figurine rare, continuare a ripetere per mesi che non c'erano problemi per la conferma e poi rinnegare completamente se stesso? Suicidio sportivo? Follia? Delirio di onnipotenza?
Le righe che seguono cercheranno di analizzare e intepretare i documenti , escludendo a priori la follia e l'imbecillità dei dirigenti interisti, che rimane però possibile e fors'anche probabile.

Ieri è stato pubblicato sul sito www.inter.it il primo documento ufficiale a proposito dell'esonero di Mancini:
F.C. Internazionale ha comunicato al signor Roberto Mancini il suo esonero dall'incarico di allenatore responsabile della prima squadra, in particolare in ragione delle dichiarazioni rese dal tecnico all'esito dell'incontro Inter-Liverpool dello scorso 11 marzo 2008, di quanto ne è seguito, sino ai fatti più recentemente emersi nelle cronache giornalistiche.

Qui sono esplicitate due cause:
1) le parole dopo Liverpool e conseguenze;
2) FATTI PIU' RECENTEMENTI EMERSI NELLE CRONACHE GIORNALISTICHE.

Ora, la causa 1 prima d'ora non era mai stata tirata in causa come possibile ostacolo a un rinnovo. Cfr. il 27 marzo (ad esempio):


Moratti: "Sono tutte balle... "
Giovedì, 27 Marzo 2008 14:38

MILANO -
(ANSA) Dopo la sconfitta casalinga contro la Juventus non c'é stato alcun rischio che il presidente dell'Inter Massimo Moratti prendesse provvedimenti drastici nei confronti di Roberto Mancini. Lo ha affermato lo stesso numero uno nerazzurro. "Malgrado quello che dite voi nelle vostre trasmissioni - ha risposto Moratti ai giornalisti all'uscita degli uffici della Saras - non c'é stato nulla, sono tutte cose da smentire ma non abbiamo più la pazienza di farlo".

Il presidente dell'Inter si è anche augurato che tutte queste voci non condizionino la sua squadra impegnata sabato in una delicata partita contro la Lazio: "sono tutte balle, quindi spero proprio che non influiscano sulla prestazione di sabato. Quali sono le mie sensazioni? Le mie sensazioni contano poco - ha aggiunto - è importante solo che i ragazzi giochino bene e vincano". (ANSA).

Dunque se non era un motivo sufficiente prima, non lo è neppure ora. La causa vera è evidentemente la 2: le cronache giornalistiche. Risalendo l'archivio Inter (www.inter.it), si trova l'ultimo accenno da parte di Moratti al rinnovo del contratto di Mancini in data 7 maggio (il termine post quem):

7 maggio

Quindi Moratti ha risposto a una domanda ("Questo era giorno della riconciliazione?"): "Con Mancini abbiamo parlato anche prima, non ci sono problemi. Uno molte volte si sente obbligato a dare una risposta per chiarire la propria posizione e involontariamente può sembrare in contrasto. Ma remiamo tutti dalla stessa parte. Anche per il prossimo anno? Sì'.

L'altro termine (ante quem) è la dichiarazione del 19 maggio, dove scompare ogni accenno al rinnovo:

19 maggio

Ha dichiarato che con Roberto Mancini dovrete parlare: quali sono gli argomenti che tratterete?
"(ndr.: sorride) Vi devo dare l'elenco? Parleremo tra poco e vedremo che cosa fare".

Tra i due termini, è successo qualcosa. Cosa? Per l'appunto le CRONACHE GIORNALISTICHE. Queste:

Il boss, le intercettazioni e i giocatori nerazzurri
Telefonate con Mancini, Zanetti, Materazzi e Altobelli L' allenatore dell' Inter gli consiglia di restare a Parigi fino all' indulto. E gli domanda due «stampelle» con urgenza

MILANO - Intercettati al telefono col boss. A un passo dalla giornata decisiva per l' assegnazione dello scudetto, l' allenatore dell' Inter e alcuni giocatori nerazzurri scoprono di essere finiti nelle trascrizioni di intercettazioni che fanno parte di una vasta inchiesta per traffico di droga. Tutta colpa delle chiacchiere in libertà con Domenico Brescia, il loro sarto. Un signore di mezza età con precedenti per omicidio, associazione mafiosa, rapina e droga. Un pregiudicato inseguito dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano perché accusato di fare parte di un giro di spacciatori di cocaina legati alla ' ndrangheta, eppure con un posto d' onore alla Pinetina e un altro in tribuna vip a San Siro. Un conoscente di mister Mancini e del suo vice Mihajlovic, titolare di un negozio di sartoria a Rovello Porro, nel Comasco, l' uomo che con ago e filo ripara le giacche e le braghe attillate di Mancini e di altri nerazzurri. Almeno così faceva fino a un mese fa, quando la società lo ha allontanato. L' uomo dei clan È indagando su di lui, Domenico Brescia, 55 anni, natali a Castell' Arquato e mani in pasta con il clan dei boss mafiosi Biagio e Alessandro Crisafulli, che i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Milano sono inciampati sulla compagine nerazzurra. È intercettando Domenico Brescia e il suo socio Daniele Bizzozzero, latitante a Montecarlo poi arrestato a Parigi, che sono finiti nel brogliaccio delle intercettazioni Roberto Mancini e Sinisa Mihajlovic, il capitano Javier Zanetti, ma anche Rocco Di Stasi, impiegato dell' Inter, Alessandro Altobelli, il mitico «Spillo», Fausto Sala, direttore responsabile del centro coordinamento tifosi dell' Internazionale, Fausto Salsano, allenatore in seconda e assistente tecnico, Marco Materazzi, un non meglio identificato giornalista sportivo che si chiama Bruno e Alfredo Granconato, della ditta «Granconato Impianti srl». Le duemila telefonate Da un paio di giorni quasi duemila conversazioni intercorse tra Brescia e Bizzozzero con Mancini e soci, qualcosa come una quindicina di volumi, sono arrivate in Procura a Milano e toccherà ora al sostituto procuratore antimafia Marcello Musso decidere che farne. Per i carabinieri del Ros, che all' inchiesta - fiumi di cocaina e ottanta indagati - lavorano in silenzio da un paio d' anni, le telefonate intercettate sulle utenze dei due pregiudicati non hanno evidenziato alcuna responsabilità penale riferibile agli interlocutori, ma sarà proprio il magistrato a dover stabilire se stralciare le intercettazioni dal fascicolo originario oppure proseguire con altri accertamenti. Con gli interisti, Brescia e Bizzozzero parlerebbero di un po' di tutto. Di donne, di auto, di costosissimi orologi, di biglietti per lo stadio, di telefonini, di calciomercato, di formazione e di scudetto. Siamo nell' ottobre del 2006, l' 11, il 18 e il 26, quando mister Mancini viene intercettato al telefono con il latitante Daniele Bizzozzero. «Quando torni?», gli chiede il Mancio. E quello: «Sto aspettando la Cassazione, magari ce la faccio per Natale...». Poi i due parlano di Brescia, al quale, il giorno dopo, il nocchiero dei nerazzurri domanda un aiuto rapido per fare aggiustare la macchina della moglie. Così come gli chiederà due «stampelle» con urgenza. Roba per gli abiti, perché oltre a spacciare cocaina e a concludere affari strani Brescia si occupa davvero di abbigliamento. Il mister al telefono Tra Brescia e mister Mancini i carabinieri registrano la prima telefonata il 15 giugno del 2006, l' ultima è del 19 aprile 2007. In una di queste l' allenatore chiederebbe a Brescia che fine avrebbe mai fatto proprio Bizzozzero. «L' hanno arrestato», gli comunica Brescia, il «Dome, come lo chiamano tutti alla Pinetina. «E come mai? Sempre per quella cosa? Era a Montecarlo poi è andato a Parigi... gielo avevo detto di stare lì ad aspettare l' indulto...». Allora Brescia interrompe Mancini e taglia corto: «Quello è uno stupido». E il Mancio: «Con me si era sempre comportato bene... ma quanto deve scontare?». Cinque o sei anni, risponde il «Dome». Ma agli atti della Procura è finito anche un mms spedito al mister dei nerazzurri dal solito Brescia. È la foto di una bella donna, amica di Brescia, col seno al vento. Ma il «Dome» si sente spesso con Rocco Di Stasi, il dipendente dell' Inter che si lamenta perché dovrebbe, dato il ruolo, guadagnare molto di più. In una circostanza Brescia e Di Stasi discutono di un sacco che l' interista avrebbe sistemato nell' auto del pregiudicato. «Quella roba lì, guardalo bene, che c' è i brillanti di... lì c' è scritto tremila e cinquanta... duemila e cinque dobbiamo prenderli eh, perché quella non è roba... quella è roba regolare, a posto eh...». E Domenico Brescia, il sarto servizievole indagato per cocaina, risponde: «Sì sì. Tranquillo. Ci penso io». L' indagato Il sarto sotto inchiesta In affari con la mala calabrese l personaggio Domenico Brescia è indagato dalla Procura di Milano per spaccio di cocaina. I carabinieri del Ros lo hanno pedinato e intercettato per quasi due anni. Da sempre in affari con soggetti legati alla mala calabrese, Brescia è stato condannato per riciclaggio nel 1994, quando gestiva affari ambigui al fianco di Santino Cattaneo. Brescia oggi è titolare di un negozio di abbigliamento a Rovello Porro (Como). Nel curriculum il «Dome» vanta anche una condanna per concorso in omicidio Il delitto Secondo i giudici di Milano nell' 89 avrebbe sollecitato i boss Biagio e Alessandro Crisafulli perché intervenissero su Rocco Carbone, un pregiudicato che aveva osato tentare un' estorsione ai suoi danni e che era arrivato persino a bruciargli il negozio. Ma Rocco, già detenuto nonostante i soli 35 anni, di stare al suo posto non ne voleva sapere. E così una sera del 1989, il 25 febbraio, mentre a Lazzate, in Brianza, scendeva dalla sua Golf blindata, fu ucciso con tre colpi di lupara che gli fecero saltare la testa

Marsiglia Biagio

Pagina 27
(15 maggio 2008) - Corriere della Sera

Moratti risponde il giorno dopo, difendendo 'I giocatori', ma non citando i due principali protagonisti (Mancini e Mihailovic) che non appaiono nel virgolettato:

16 maggio

Moratti: «Difendo i miei giocatori»Il presidente dell' Inter sulle intercettazioni: poco importanti e strumentalizzate; Il patron nerazzurro rompe il silenzio stampa con l' inviato di «Striscia» che gli consegna il Tapiro d' oro

MILANO - Non è stata proprio la miglior giornata possibile per l' Inter sulla strada che conduce al Parma, dove è in gioco lo scudetto 2008. Massimo Moratti, violando il silenzio stampa che si era imposto per ragioni calcistiche lunedì scorso, ha cercato di chiudere il più in fretta possibile la vicenda delle telefonate intercettate fra Mancini, Mihajlovic, Salsano, Zanetti, Materazzi, due funzionari nerazzurri, Altobelli e il sarto Domenico Brescia, ora indagato dalla Procura di Milano per spaccio di cocaina e già condannato in passato per diversi reati. Lo ha fatto nel momento in cui ha ritirato il secondo «Tapiro d' oro» di maggio (il primo dopo il derby di domenica 4) da Valerio Staffelli («Striscia la notizia», Canale 5): «Di per sé non mi è sembrata una questione molto importante, che è stata poi giustamente strumentalizzata. Ma sono cose che non mi preoccupano; io difendo i miei giocatori, che sono persone per bene». Consegnando il Tapiro (su cui erano stampati anche gli auguri per il 63° compleanno che Moratti festeggia oggi), Staffelli ha ricordato che da quando ha consegnato il premio a Montezemolo, dopo l' esordio in Australia, la Ferrari non ha più perso una corsa. La risposta: «Lo so, ho pensato la stessa cosa ed è l' unica ragione per cui l' ho preso». Quando parla di vicenda «giustamente strumentalizzata», Moratti non nasconde la sorpresa sua e dei vertici interisti perché la vicenda è emersa proprio nel momento in cui si decide la stagione, fermo restando che il presidente pare non abbia gradito la storia nel suo complesso, al di là del fatto che non risulta evidenza di responsabilità penali da parte degli allenatori e dei giocatori interisti. Domenico Brescia, che ha un negozio di abbigliamento a Rovello Porro (Co) ed è stato allontanato dalla Pinetina un paio di mesi fa, ha cercato di difendersi così: «Non ho timore perché io mi sento la coscienza a posto. Mancini lo conosco da una vita, da quando giocava ancora nella Sampdoria. Mi dispiace che, per i miei precedenti penali che risalgono a fatti dell' 89 e del ' 92, siano stati coinvolti calciatori professionisti seri con i quali ho sempre e solo avuto rapporti di lavoro e di amicizia da più di trent' anni. E mi spiace anche che questa vicenda venga strumentalizzata in un momento così delicato per loro. La droga? Non scherziamo, ho una famiglia, ho quattro figli. Il mio debito con la giustizia l' ho pagato». Mancini e Mihajlovic, assai infastiditi dalla vicenda, hanno parlato soltanto attraverso il loro avvocato, Stefano Gagliardi, che in una nota ha annunciato «azioni penali e richieste risarcitorie commisurate alla gravità delle notizie diffuse da giornali, radio e tv, che hanno illecitamente accostato i nomi di Mancini e Mihajlovic a giri di prostituzione, droga e scommesse sportive e/o pubblicato conversazioni afferenti la sola sfera privata dei medesimi. Dal testo delle conversazioni telefoniche diffuse, emerge con chiarezza che Mancini e Mihajlovic sono totalmente estranei alle indagini in corso, indagini che non conoscono se non per averne preso cognizione dai giornali in questo momento. Si tratta di conversazioni che non hanno alcuna rilevanza, prive di qualsiasi utilità pubblica o privata, la cui illecita diffusione ha leso irrimediabilmente la dignità, l' onore, la reputazione» dei suoi assistiti. Fabio Monti Il mister al telefono Roberto Mancini, allenatore dell' Inter, e Domenico Brescia si conoscono da molti anni. Nell' inchiesta sono finite anche le loro telefonate

Monti Fabio

Pagina 23
(16 maggio 2008) - Corriere della Sera


L'ipotesi più probabile è che quindi le vere motivazioni siano di ordine 'morale' e che, per lasciare a Mancini la possibilità di abbandonare con dignità il campo, si sia fatto riferimento alle famose dicharazioni post Liverpool, che per l'appunto sono state riprese con grande evidenza dalla stampa. D'altronde la politica della società sotto la guida di Moratti è sempre stata di preservare innanzitutto la moralità (un implicito 'codice d'onore', l'unica cosa che ha dato motivo d'orgoglio (o ha permesso una mera sopravvivenza della tifoseria) nei decenni in cui non si vinceva nulla. Il caso analogo è stato quello di Cuper, esonerato inopinatamente alla vigilia della partita -vitale per il passaggio del turno (che poi non si passerà) - contro il Lokomotiv Mosca:

E' STATO ESONERATO IL TECNICO HECTOR RAUL CUPER
Domenica, 19 Ottobre 2003 09:36:30
[FOTO Domenica, 19 Ottobre 2003 09:36:30] ILANO - Fc Internazionale Milano ha deciso di esonerare Hector Raul Cuper. All’allenatore argentino e al suo staff, il tecnico Oscar Armando Cavallero e al preparatore fisico Juan Manuel Alfano, vanno i ringraziamenti del club per il lavoro svolto. Al seguito della squadra, che partirà oggi per Mosca, impegnata martedì nella terza gara di champions league contro la Lokomotiv, ci sarà Corrado Verdelli.
Ufficio Stampa

Cos'era successo? Follia Morattiana? Suicidio sportivo? Il giorno prima la squadra aveva pareggiato 2-2 a Brescia, non era poi così scandaloso. Quattro giorni dopo però esce sulla stampa la notizia del doping (involontario, dirà poi l'interessato) di Kallon. Ovviamente, la partita con l'Udinese è stata l'ultima in nerazzurro di Kallon (e la penultima di Cuper).


Un altro guaio per l' Inter: Kallon positivo

Tracce di nandrolone nei test dopo la gara con l' Udinese. La società: «In regola per i nostri controlli»

Ce n' è un altro: Mohamed Kallon, positivo al nandrolone. All' Inter, dopo tutti i tormenti dei giorni scorsi, mancava solo questa. Kallon, attaccante, africano della Sierra Leone, nerazzurro dal 2001, segue di una settimana il centrocampista del Parma Manuele Blasi, pure lui positivo allo steroide anabolizzante. Due casi in sette giorni: come media non c' è male. Tredici calciatori coinvolti dal 2000 a oggi, 14 i casi (Guardiola venne beccato due volte nel giro di venti giorni nel 2001). «Casi isolati», la reazione pressoché unanime del mondo del calcio, «confortato» dai dati del laboratorio antidoping di Roma: a parte queste positività, infatti, non si sono registrate situazioni «borderline» (valore di nandrolone poco sotto o poco sopra la soglia consentita dei 2 ng/ml). A differenza di due anni e mezzo fa, quando i casi sospetti furono complessivamente una cinquantina. Kallon non ha superato il controllo antidoping successivo alla partita giocata dall' Inter contro l' Udinese il 27 settembre scorso (0-0 il risultato). Nelle sue urine sono stati rintracciati entrambi i metaboliti del nandrolone (norandrosterone e noretiocalanolone, quest' ultimo di natura sintetica, che sta a certificare l' assunzione esterna) e i valori della sostanza vietata sarebbe di cinque volte superiore a quella permessa dal regolamento calcistico internazionale. La notizia ha scioccato l' Inter. La società nerazzurra da tempo aveva sposato una filosofia molto rigorosa in materia di antidoping, impegno peraltro riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori. Non più tardi della settimana scorsa, ad esempio, il professor Franco Lodi, tossicologo di Milano, aveva ricordato come soltanto l' Inter fosse rimasta, tra i club di serie A, a svolgere ancora controlli privati sui propri calciatori. E fu sempre l' Inter, due anni fa, a interrompere in malo modo la collaborazione con il professor Carmelo Bosco, fisiologo dell' Università di Tor Vergata a Roma, scettica di fronte ad alcune proposte (Bosco, per la cronaca, respinse le accuse smentendo di aver mai suggerito metodi o sostanze non leciti). L' ultimo controllo privato, ha ricordato la società e confermato il professor Lodi, è stato effettuato il 10 settembre scorso, due settimane prima del fattaccio. «E l' esito è stato negativo, come per tutti gli altri», han fatto sapere da via Durini. Sempre per la cronaca, Kallon dal 25 luglio al 5 agosto scorso si è trattenuto negli Stati Uniti perché sua moglie stava partorendo. Contro l' Udinese, a rivedere i filmati e a rileggere le cronache, l' attaccante africano, «schiacciato» in panchina dalla presenza in organico di Vieri e Martins, Cruz e Recoba, venne schierato da Cuper per tutti i 90 minuti. Ma il giocatore si segnalò per una partita estremamente nervosa, culminata nello spintone all' arbitro Dondarini in occasione dell' espulsione di Luciano (17' del primo tempo) e in un' entrata durissima sul portiere friulano De Sanctis (32' della ripresa). Se le controanalisi, com' è prevedibile, confermeranno la positività, l' attaccante, intanto sospeso, sarà deferito agli organi di giustizia sportiva. Teoricamente, rischia una condanna massima di 2 anni: in concreto, si può forse ipotizzare una pena oscillante tra 4 e 6 mesi. Allo studio Guardamagna di Milano è già stato affidato il compito di difendere Kallon. In particolare, sarà Pier Filippo Capello, figlio di Fabio, allenatore della Roma, a occuparsi della questione (e vedremo se si seguirà la linea della pomata contro i brufoli...). Kallon in serata, attraverso il suo procuratore Vigorelli, ha detto di essere «sereno ma stordito, e sto pensando a cosa posso aver preso, dalla bevanda allo shampoo». Casi isolati o no, è sempre più evidente che l' emergenza doping, a livello mondiale, sta diventando insostenibile. Basti pensare alle notizie drammatiche che arrivano dagli Stati Uniti riguardo alla scoperta dello steroide «tetrahdrogestrinone» (Thg). Uno scandalo enorme che coinvolge l' intero mondo dello sport: non a caso, la Iaaf e la Fina (le federazioni internazionali di atletica leggera e nuoto) hanno deciso di rifare i controlli antidoping dei Mondiali di Parigi e Barcellona per stanare nuovi atleti positivi. Giuseppe Toti

Toti Giuseppe

Pagina 45
(23 ottobre 2003) - Corriere della Sera

L'interpretazione qui proposta come maggiormente probabile è dunque che alla base di questi due esoneri, incomprensibili sul piano della mera opportunità, vi sia una trasgressione al codice d'onore societario, considerata dalla società come patrimonio non intaccabile.

Paolo

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